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Archives for Fiscale

Una collezione di riviste patinate

Rimane in vigore per il 2021 e 2022 il Bonus Pubblicità

A imprese, professionisti ed enti commerciali viene riconosciuto un credito d’imposta del 50% sul totale degli investimenti pubblicitari. Rispetto al Decreto Rilancio, l’agevolazione non sarà più applicabile alla pubblicità su radio e tv ma solo su testate giornalistiche cartacee e online. 

La Legge di Bilancio 2021 (Legge n. 178-2020), approvata a fine 2020, ha confermato (comma 608, art. 1) per il 2021 e il 2022 il credito d’imposta sugli investimenti pubblicitari operati da imprese, lavoratori autonomi ed enti non commerciali, il cosiddetto Bonus Pubblicità.

A tale scopo è stato previsto lo stanziamento di 50 milioni di euro per ciascuno dei due anni.

Introdotto per la prima volta nel 2017, il Bonus Pubblicità è stato rafforzato dalle misure introdotte per il 2020 dal Decreto Cura Italia (D.L. n. 18/2020) e dal Decreto Rilancio (D.L. n. 34/2020) come “incentivi agli investimenti nel campo dell’editoria e dell’informazione in epoca COVID-19”.

Cosa prevede il Bonus Pubblicità

Con il Bonus Pubblicità viene riconosciuto a imprese, professionisti, associazioni e fondazioni un credito d’imposta del 50% sugli investimenti pubblicitari, da utilizzare in compensazione con il modello F24.

La versione originale della normativa, quella del 2017, prevedeva un credito d’imposta del 75% (che poteva arrivare al 90% per le micro, piccole e medie imprese e per le start up innovative) solo sulla parte incrementale dell’investimento rispetto all’esercizio precedente (con un incremento minimo dell’1% della spesa).

Con il Decreto Cura Italia nel 2020 l’agevolazione è passata al 30% ma sul valore totale degli investimenti, indipendentemente da quanto speso in pubblicità dall’azienda l’anno prima.

Il Decreto Rilancio ha portato la percentuale al 50%, sempre sul totale degli investimenti.

Con la Legge di Bilancio 2021 vengono confermate le modifiche introdotte dal Decreto Rilancio: credito d’imposta al 50% sul 100% dell’investimento pubblicitario, senza alcun riferimento a incrementi di spesa.

Una novità rilevante della Legge di Bilancio 2021 riguarda invece l’esclusione dall’agevolazione degli investimenti pubblicitari su emittenti televisive e radiofoniche locali e nazionali, analogiche o digitali, non partecipate dallo Stato, investimenti ammessi invece nel 2020.

Quindi potranno fruire del Bonus Pubblicità solo gli spazi acquistati su giornali cartacei e online (quotidiani e periodici, locali e nazionali).

Resta esclusa, come nel 2020, la pubblicità tramite i social e la banneristica su siti non giornalistici, come anche la cartellonistica (affissioni e display), volantini e spot nelle sale cinematografiche.

Per tv e radio continuerà a valere la normativa ordinaria, con l’applicazione dell’agevolazione agli investimenti incrementali. 

Come richiedere il Bonus Pubblicità

Salvo diverse indicazioni, la richiesta del Bonus Pubblicità dovrebbe avvenire secondo le modalità previste per il 2020.

La “Comunicazione per l’accesso al credito d’imposta” va presentata all’Agenzia delle Entrate, per via telematica, entro il 31 marzo 2021, salvo proroghe.

L’Agenzia delle Entrate provvederà poi a pubblicare l’elenco dei soggetti che hanno richiesto il Bonus Pubblicità, con l’indicazione del credito teoricamente fruibile.

Una volta valutate le dichiarazioni pervenute sugli investimenti pubblicitari effettuati, l’Agenzia renderà noti i nominativi dei soggetti ammessi.

Il credito d’imposta sarà a questo punto utilizzabile in compensazione tramite il modello F24, da presentare a decorrere dal quinto giorno lavorativo dopo la pubblicazione del provvedimento che comunica l’ammontare spettante. 

È necessario indicare, in sede di compilazione del modello F24, il codice tributo 6900.

Come detto, le risorse stanziate per il Bonus Pubblicità ammontano a 50 milioni per il 2021 e a 50 milioni per il 2022. 

Se le richieste dovessero superare tale soglia, si passerà a una ripartizione percentuale tra tutti gli aventi diritto. 

Investire in pubblicità conviene?

Che la pubblicità giochi un ruolo di rilievo nel successo di un business è sostanzialmente vero, anche se in realtà la sua rilevanza varia da settore a settore, con una sensibile differenza tra attività B2C (business to consumer) e B2B (business to business).

In linea di massima, l’advertising è uno strumento valido, soprattutto se si individuano i canali più consoni a seconda del proprio mercato di riferimento.

Va detto che purtroppo il nuovo Bonus Pubblicità restringe di molto la scelta dei canali.

In ogni caso, per chi è titolare di un’impresa che prevede la pubblicità su testate giornalistiche tra le proprie strategie di marketing, l’occasione del Bonus Pubblicità non è da trascurare.

Invitiamo pertanto imprenditori e commercianti della provincia di Varese interessati a fruire di questo credito d’imposta a contattare il nostro studio di commercialisti per una consulenza. 

In periodi così incerti, opportunità e agevolazioni vanno sempre considerate. 

 

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Un uomo d'affari cammina fuori da un palazzo

Le principali novità fiscali della Legge di Bilancio 2021

Fra le numerose misure, la proroga del Fondo garanzia Pmi e del credito d’imposta sui beni strumentali nuovi. Esonero parziale del versamento dei contributi per i lavoratori autonomi e i professionisti danneggiati dalla pandemia.

Con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale n. 322 del 30.12.2020 è entrata in vigore la Legge di Bilancio 2021 (L. 178/2020), che introduce numerose novità in materia fiscale: dalla proroga dei bonus edilizi per il 2021 a quella del Superbonus 110% fino al giugno 2022, dal Bonus idrico al contributo per l’acquisto di auto elettriche per gli Isee al di sotto dei 30.000 euro, fino alle detrazioni per le spese veterinarie.

Ci soffermiamo in questo articolo su alcune delle misure dedicate alle imprese e ai professionisti.

Gli interventi per il sostegno alla liquidità delle imprese

Visto il perdurare dell’emergenza sanitaria la Legge di Bilancio 2021 stabilisce e conferma alcune disposizioni volte a favorire la liquidità delle imprese.

Viene così estesa fino al 30 giugno 2021 l’operatività del Fondo garanzia Pmi, introdotto dal Decreto Liquidità e inizialmente destinato a funzionare fino al 31 dicembre 2020. 

Il Fondo Pmi rilascia garanzie sui finanziamenti bancari per lavoratori autonomi e piccole e medie imprese.

La durata massima dei finanziamenti passa da 10 a 15 anni fino a un tetto di 30.000 euro, garantiti dal Fondo al 100%. 

La norma stabilisce anche che il tetto massimo di interesse applicabile dalle banche alle garanzie al 100% è lo 0,2%.

Arriva fino al 30 giugno 2021 anche la validità delle garanzie Sace per le medie e grandi imprese.

Sempre al fine di dare respiro soprattutto alle Pmi, vengono prorogate automaticamente, dal 31 gennaio 2021 al 30 giugno 2021, le moratorie già concesse a micro, piccole e medie imprese relative ai mutui e ad altri finanziamenti a rimborso rateale.

Se non si intende fruire di tale ulteriore moratoria, occorre segnalarlo alla propria banca entro il 31 gennaio 2021.

Chi invece non avesse ancora fruito della moratoria, può farne richiesta sempre entro il 31 gennaio 2021.

Infine vengono sospesi fino al 31 gennaio 2021 i termini di scadenza di vaglia cambiari, cambiali e altri titoli di credito ricadenti nel periodo dal 1° settembre 2020 ai 31 gennaio 2021.

La disapplicazione delle norme del Codice Civile sulle perdite d’impresa

La Legge di Bilancio 2021 prevede, per le società di capitale, la disapplicazione delle norme del Codice Civile in riferimento alle perdite registrate nell’esercizio in corso al 31 dicembre 2020. Lo scopo è concedere respiro alle aziende che abbiano pesantemente risentito degli effetti dei lockdown.

Si amplia infatti il termine entro il quale la perdita deve risultare ridotta a meno di un terzo, termine che non è più l’esercizio successivo ma il quinto esercizio successivo.

Se la perdita è tale da portare il capitale sociale al di sotto del minimo legale, l’assemblea dei soci può deliberare di rinviare una decisione in merito alla fine del quinto esercizio successivo.

Estensione della rivalutazione dei beni d’impresa ai beni immateriali

Con la Legge di Bilancio 2021 diventa possibile estendere la rivalutazione dei beni di impresa anche all’avviamento e ai beni immateriali risultanti dal bilancio dell’esercizio in corso al 31 dicembre 2019.

Il maggior valore attribuito ai beni può essere riconosciuto, ai fini delle imposte sui redditi e dell’IRAP, dall’esercizio successivo a quello a cui fa riferimento la rivalutazione, tramite il versamento di un’imposta sostitutiva delle imposte sui redditi e dell’IRAP pari al 3 per cento per i beni ammortizzabili e non ammortizzabili.  

Valido fino al 31 dicembre 2022 il credito d’imposta per i beni strumentali nuovi

Viene confermato fino al 31 dicembre 2022 il credito d’imposta sull’acquisto di beni strumentali con il potenziamento delle aliquote agevolative, l’incremento delle spese ammissibili e l’ampliamento dell’ambito applicativo.

Le misure erano state anticipate dal Mise in novembre, con l’annuncio di un nuovo Piano Transizione 4.0, da inserire nella Legge di Bilancio 2021, di cui abbiamo trattato tra le nostre news.

Esonero dal pagamento dei contributi previdenziali per autonomi e professionisti e indennità di continuità reddituale

La Legge di Bilancio 2021 stabilisce un esonero parziale dal versamento dei contributi previdenziali riservato alle Partite Iva con reddito complessivo, nel 2019, non superiore ai 50.000 euro e che nel 2020 abbiano registrato una riduzione del fatturato di almeno il 33%.

La misura è riservata ai lavoratori autonomi e ai professionisti iscritti alle gestioni previdenziali Inps e agli iscritti agli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza.

Sono esclusi dall’esonero i premi dovuti all’Inail.

Le modalità di accesso all’esonero dovranno essere stabilite dal Ministero del Lavoro e dal Ministero dell’Economia entro 60 giorni dall’entrata in vigore della Legge di Bilancio.

Per i lavoratori autonomi iscritti alla gestione separata Inps, titolari di Partita Iva attiva da almeno quattro anni, è anche prevista un’indennità di continuità reddituale per sei mensilità, riconosciuta se nell’anno precedente alla domanda il loro reddito è stato inferiore al 50% della media dei redditi dei tre anni precedenti, e, comunque, non superiore a 8.145 euro.

Individua, con la nostra consulenza, le agevolazioni e i finanziamenti più vantaggiosi per la tua azienda

Abbiamo concentrato la nostra attenzione solo su alcuni punti della Legge di Bilancio 2021, scegliendo tra quelli più direttamente collegati alla vita delle imprese. 

Come sempre, il nostro Studio di commercialisti in Gallarate è disponibile per ulteriori approfondimenti o per un’analisi, disegnata sulla situazione della singola azienda, di tutte le agevolazioni e possibilità di finanziamento in vigore. 

Consapevoli di poter offrire un contributo importante alla ripresa del territorio, con le nostre competenze e la nostra esperienza desideriamo essere al fianco del mondo imprenditoriale della provincia di Varese, dall’impresa familiare alla grande azienda, al fianco dei professionisti, degli artigiani e degli esercenti, nella certezza che uscire da questo momento difficile è possibile.

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Decreto Agosto - Studio Caruggi Gallarate

Nel Decreto Agosto tornano le agevolazioni del Decreto Rilancio, con qualche novità

Sono confermati la sospensione dei versamenti, la moratoria dei mutui, lo stop all’invio delle cartelle esattoriali. Misure a favore delle strutture ricettive, di cinema e teatri.

Le più recenti misure economiche adottate dal Governo per sostenere il Paese sono contenute nel Decreto Legge 14 agosto 2020, n. 104 o Decreto Agosto.

Il provvedimento riconferma molti dei sostegni a imprese e famiglie contenuti nel Decreto Cura Italia, poi ribaditi dal Decreto Rilancio.

Per citarne alcuni: l’indennità per le Partite Iva, proroghe della Cassa Integrazione e del Reddito di Emergenza, un nuovo bonus baby-sitter, aiuti per il Sud, per le Regioni e gli enti locali.

Nel Decreto Agosto, inoltre, si rimandano o sospendono diversi adempimenti e si amplia la possibilità di fruire per il 2020 di agevolazioni fiscali, con l’intento di favorire la ripresa di aziende e professionisti.

Ne forniamo qui una panoramica, con i tratti essenziali di ogni disposizione.

Prorogata la moratoria di mutui e prestiti per le Pmi

La norma che prevede la proroga del pagamento delle rate di mutui era stata introdotta dall’articolo 56 del Decreto Cura Italia con termine al 30 settembre 2020. 

Era rivolta a micro, piccole e medie imprese, professionisti e ditte individuali in crisi di liquidità a causa dell’emergenza sanitaria. 

Il Decreto Agosto, nell’articolo 65, sposta tale termine al 31 gennaio 2021 (marzo 2021 per le imprese del settore turistico).

Per le aziende che già stanno beneficiando della proroga, l’allungamento della scadenza si applica automaticamente, senza bisogno di adempimenti.

Le imprese che volessero fruirne da questo momento, hanno tempo fino al 31 dicembre 2020 per fare richiesta seguendo la medesima procedura prevista dall’articolo 56 del Decreto Cura Italia.

In sostanza occorre comunicare la propria decisione alla banca con cui si è acceso il prestito, autocertificando di aver subito danni per l’emergenza Covid.

C’è la possibilità di sospendere anche i soli rimborsi in conto capitale, continuando a pagare la quota interessi.  

Chi invece volesse rinunciare all’agevolazione, deve informare il proprio istituto di credito entro il 30 settembre 2020. 

Decreto Agosto - Studio Caruggi GallarateUn mese in più per il Bonus Affitti

Anche in questo caso il Decreto Agosto prolunga i termini di applicazione di una misura introdotta dal Decreto Rilancio

Il credito d’imposta del 60% sulle locazioni era riferibile, in base all’articolo 28 del Decreto Rilancio, agli affitti relativi ai mesi di marzo, aprile e maggio (aprile, maggio e giugno per le imprese turistiche).

Con l’articolo 77 del Decreto Agosto viene aggiunto il mese di giugno (di luglio per chi opera nel settore turistico).

Gli affitti per i quali si matura la detrazione devono riguardare immobili a uso non abitativo, destinati ad attività lavorative.

Per fruire dell’agevolazione occorre aver registrato un calo del fatturato pari almeno al 50% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente e non aver superato il tetto di 5 milioni di euro di ricavi nel 2019. 

Quest’ultimo vincolo non si applica a alberghi, agenzie di viaggio e tour operator.

La novità del Decreto Agosto riguarda l’inserimento delle strutture termali tra le aziende che possono ottenere questo credito d’imposta, anch’esse non soggette al limite dei 5 milioni di euro. 

Per chi si trova in grave crisi di liquidità, rimane in vigore la possibilità di cedere il credito d’imposta al proprietario dell’immobile, cioè la possibilità di pagare parte del canone con l’agevolazione, rinunciando a fruirne nella prossima dichiarazione dei redditi. 

Versamenti sospesi rateizzabili al 50% fino a più di due anni

Si amplia il periodo di rateizzazione per i versamenti dei mesi di aprile e maggio 2020, sospesi dal Decreto Cura Italia, poi dal Decreto Liquidità e dal Decreto Rilancio.

Tali versamenti riguardano:

  • le ritenute alla fonte da lavoro dipendente;
  • l’Iva;
  • i contributi assistenziali e previdenziali;
  • i premi per l’assicurazione obbligatoria.

La sospensione è stata concessa a tutte le imprese che nel 2019 abbiano registrato ricavi inferiori ai 50 milioni di euro e che abbiano subìto, per l’emergenza Covid, una diminuzione del ricavato e dei compensi di almeno il 33% nei mesi di marzo e aprile 2020, rispetto allo stesso periodo del 2019. 

La sospensione dei versamenti è consentita anche alle imprese che nel 2019 hanno avuto profitti superiori ai 50 milioni di euro, purché abbiano registrato una riduzione dei ricavi, in marzo e aprile 2020, di almeno il 50%, 

Può beneficiare di questa agevolazione anche chi ha aperto una Partita Iva dopo il 31 marzo 2019. 

I versamenti sospesi:

  • per il 50% dovevano essere effettuati in un’unica soluzione entro il 16 settembre 2020 o con un massimo di 4 rate mensile a partire da tale data;
  • per l’altro 50% possono fruire di una rateizzazione che il Decreto Agosto (art. 97) porta fino a un massimo di 24 rate mensili (con la prima rata da versare entro il 16 gennaio 2021).

Spostata al 30 aprile 2020 la scadenza del secondo acconto Ires, Irpef e Irap

Per i contribuenti Isa (cioè interessati dagli Indici sintetici di affidabilità) e per i forfettari che abbiano subito, nel primo semestre 2020, un calo del fatturato di almeno il 33% a causa del Covid, il versamento della seconda o unica rata e dell’acconto Irpef, Ires e Irap è prorogato al 30 aprile 2021.

Lo stop a cartelle e pignoramenti prosegue fino al 15 ottobre 2020

Grazie all’art. 99 del Decreto Agosto le circa 6,7 milioni di cartelle esattoriali che avrebbero dovuto essere spedite dall’Agenzia delle Entrate lo scorso 1° settembre, non sono partite.

Lo stop a cartelle e pignoramenti stabilito dai precedenti decreti è stato infatti confermato fino alla metà di ottobre. 

E’ possibile che rimanga in vigore fino a fine 2020, viste le proposte giunte da forze politiche e associazioni di categoria.  

Le imprese possono rivalutare beni e partecipazioni

Il Decreto Agosto consente, all’art. 110, per il 2020 la rivalutazione di beni (terreni, fabbricati, macchinari, marchi e brevetti) e partecipazioni, purché già iscritti a bilancio al 31 dicembre 2019.

Possono essere rivalutati anche beni già completamente ammortizzati. 

Il maggior valore conterà, ai fini fiscali, dall’esercizio successivo a quello in cui avviene la rivalutazione.

La procedura per la rivalutazione si completa con il versamento di un’imposta sostitutiva del 3% di Irpef, Irap e addizionali.

Il saldo attivo derivante dalla rivalutazione potrà essere affrancato con il versamento di un’imposta sostitutiva del 10%. 

Abolita per il 2020 la seconda rata dell’Imu per le aziende dei settori turismo e spettacolo

La seconda rata dell’Imu 2020 viene abolita per:

  • stabilimenti balneari e termali;
  • agriturismi, villaggi turistici, ostelli, rifugi di montagna, bed&breakfast;
  • immobili per l’attività di allestimento di strutture espositive;
  • cinema, teatri e sale per concerti;
  • discoteche e sale da ballo.

Lo stesso provvedimento (articolo 78) ne prevede l’abolizione anche per il 2021 e il 2022.

Per i Comuni, che registreranno di conseguenza meno entrate, sono previsti contributi tramite un apposito Fondo. 

Credito d‘imposta per chi riqualifica una struttura ricettiva

Il Decreto Agosto all’art. 79 conferma il credito d’imposta del 65% per la riqualificazione di strutture turistico-ricettive, introducendo una novità: potrà essere liquidato in un’unica soluzione e utilizzato solo in compensazione, cioè per pagare imposte.

L’importo totale delle spese su cui è applicabile l’agevolazione è di euro 307.693,30 per ciascuna impresa. Quindi il credito massimo d’imposta di cui si potrà fruire sarà pari a euro 200.000.

Gli interventi ammessi sono numerosi: dalla ristrutturazione edilizia all’incremento dell’efficienza energetica fino alle spese per mobili e complementi d’arredo.

Una mano tesa a imprenditori e professionisti

Se sei un imprenditore o un professionista, non serve che ti suggeriamo di prendere seriamente in considerazione le opportunità che abbiamo qui presentato in modo sintetico.

Il nostro studio è a tua disposizione per valutare pro e contro, per aiutarti nell’individuazione della soluzione migliore e per supportarti nel percorso per la richiesta e la corretta fruizione di queste agevolazioni fiscali per il 2020.

 

Contattaci, anche solo per un chiarimento. Vogliamo essere per te una mano tesa in questo difficile periodo.

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ecobonus 110% per il 2020 | studio caruggi gallarate

Ecobonus e Sismabonus 110%: occasioni da tenere monitorate

Il Decreto Rilancio ha previsto la detrazione del 110% su spese per lavori di riqualificazione energetica e misure antisismiche. In vista della conversione in legge, sono stati però presentati alcuni emendamenti, che potrebbero modificarne alcuni aspetti.

Fra le misure introdotte dal Decreto Rilancio (D.L. 19 maggio 2020, n. 34) per far ripartire l’economia dopo il lockdown, sono compresi i cosiddetti Superbonus (art.119), che prevedono una detrazione del 110%, da distribuire su 5 anni, per lavori di riqualificazione energetica (Ecobonus 110%) e sicurezza antisismica (Sismabonus 110%).

Oltre alla notevole percentuale di detrazione, i Superbonus offrono al contribuente la possibilità di trasformare la detrazione in uno sconto in fattura, cedendo il credito nei confronti del fisco all’azienda che eseguirà i lavori (art. 121).

Questa, a sua volta, potrà utilizzare il credito come detrazione fiscale o cederlo a una banca, a un intermediatore finanziario o a terzi.

I contribuenti incapienti, cioè con un reddito complessivo troppo basso per poter fruire di detrazioni, potranno cedere direttamente a una banca il credito d’imposta, ricavandone la somma per pagare i lavori.

Lo scopo di questo meccanismo è quello di consentire a un maggior numero di persone di affrontare economicamente la riqualificazione della propria casa, facendo aumentare le opportunità di lavoro per le imprese del settore.

Al momento, Ecobonus e Sismabonus 110 sono applicabili alle spese che saranno sostenute tra il 1° luglio 2020 e il 31 dicembre 2021

In vista della conversione in legge del Decreto Rilancio, sono però stati presentati alcuni emendamenti per allungare questo periodo.

Ecobonus 110: quali sono gli interventi ammessi?

L’Ecobonus 110, a differenza del Bonus ristrutturazioni, non si applica a ogni tipo di opera per l’efficientamento energetico.

Prevede infatti alcuni interventi trainanti:

  • interventi di isolamento termico su più del 25% delle superfici disperdenti dell’edificio;
  • sostituzione di impianti di climatizzazione invernale, per parti comuni e singole abitazioni, con impianti a condensazione, a pompa di calore, geotermici con eventuale abbinamento a sistemi fotovoltaici, di microgenerazione.
  • installazione di impianti fotovoltaici connessi alla rete elettrica.
     

Perché interventi trainanti?

Perché possono portare a fruire della superdetrazione anche altre misure di riqualificazione energetica, se sostenute contestualmente a questi lavori più importanti.

Ad esempio, chi attuerà un intervento di isolamento termico su più del 25% della superficie disperdente, potrà applicare la detrazione del 110% anche alle spese per la contemporanea sostituzione degli infissi o del condizionatore o per l’installazione di colonnine per la ricarica di auto elettriche.

Come si richiedono i Superbonus 110?

Per richiedere i Superbonus 110 occorre inoltrare richiesta all’Enea, entro 90 giorni dalla fine dei lavori, con i dati del beneficiario, quelli catastali dell’immobile, la descrizione dei lavori seguiti, redatta da un ingegnere o architetto o geometra.

Per l’Ecobonus 110 servirà l’Attestato di Prestazione Energetica (Ape), riferito all’immobile prima e dopo la riqualificazione, rilasciato sempre da un professionista.

Per il Sismabonus 110 dovrà essere confermata, sempre da tecnici specializzati, l’efficacia antisismica dei lavori.

A chi decida di fruire della cessione del credito sarà richiesto anche il visto di conformità, che attesti che i lavori in oggetto rientrano tra quelli previsti dal decreto. 

Il visto andrà inviato telematicamente all’Agenzia delle Entrate, secondo modalità che devono ancora essere definite.

Possono rilasciare tale visto:

– gli iscritti agli albi dei dottori commercialisti, dei ragionieri, dei periti commerciali e dei consulenti del lavoro;

– i periti iscritti alle Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura per la sub-categoria tributi.

Come potrebbero cambiare i Superbonus 110?

Il Decreto Rilancio deve ancora essere convertito in legge dal Parlamento. 

E’ probabile, quindi, che uscirà modificato dalla fase di conversione.

Sono infatti stati presentati più di 10.000 emendamenti.

Fra questi, anche molti riguardanti appunto i Superbonus 110.

ecobonus 110% per il 2020 | studio caruggi gallarate

Durata della validità dell’Ecobonus 110 e tipologia degli edifici da riqualificare

Nella versione attuale l’Ecobonus 110 è riservato, per spese sostenute tra il 1°luglio 2020 e il 31 dicembre 2021, alle prime case; non è quindi applicabile non solo alle seconde case ma neppure agli stabili di impresa e agli uffici.

Un emendamento chiede che la durata del beneficio venga estesa a tutto il 2022 e che comprenda anche le seconde case (unifamiliari e condomini), le strutture turistiche, gli impianti sportivi e gli immobili non commerciali (religiosi e appartenenti al terzo settore).

A favore di queste modifiche si sono già espressi alcuni rappresentanti della maggioranza, il che dovrebbe farne prevedere l’approvazione in sede parlamentare.

Dalla Rete delle Professioni Tecniche è giunta invece la richiesta di estendere la durata dei Superbonus fino al 31 dicembre 2023 e di applicarli anche agli edifici adibiti ad attività produttive.

Superbonus 110: i punti critici

L’impianto complessivo dei Superbonus ha incontrato pareri favorevoli ma non sono mancati i rilievi, soprattutto da associazioni di categoria, su alcuni passaggi critici.

Il salto di classe energetica

Il Decreto Rilancio richiede che gli interventi di riqualificazione suscettibili di Ecobonus 110 comportino il miglioramento dell’immobile fino alle prime 2 classi energetiche o, se si è già nelle prime due, fino alla classe energetica più alta.

A questo proposito le imprese specializzate in efficientamenti energetici hanno fatto notare che 2 classi di miglioramento sono irraggiungibili, ad esempio, per chi voglia intervenire solo sul proprio appartamento. 

Senza lavori sull’intero condominio, qualsiasi misura adottata nella singola abitazione non potrebbe produrre il salto in avanti di due classi.

La cessione del credito vista dalle imprese

Ancora le imprese specializzate sottolineano il fatto che, in caso di cessione del credito da parte del cliente, il fornitore dovrà anticipare la spesa dei lavori, anche se poi potrà recuperarla sempre cedendo il credito a un proprio fornitore o alla propria banca.

Il timore è che l’entità del finanziamento, basandosi sul merito creditizio dell’impresa, possa bloccare il meccanismo.

Del resto, fanno notare le imprese, la cessione di crediti alle banche da parte di contribuenti incapienti è già possibile da tre anni ma la maggior parte delle banche non ha attivato questo prodotto e non esiste una circolare dell’Agenzia delle Entrate che lo renda operativo.

Insomma, la paura è che le buone intenzioni si scontrino con i limiti della burocrazia.

In definitiva, se l’iniziativa dei Superbonus 110 si pone propositi meritori e, in teoria, dovrebbe favorire tutte le parti in causa – il committente dei lavori e chi li esegue – in realtà corre il rischio di perdere di efficacia, incagliandosi in una serie di intoppi procedurali, legali e finanziari, a cui ci si augura che gli emendamenti possano rimediare.

Cosa consiglia il nostro studio

Se avevi già in progetto di riqualificare la tua casa, l’Ecobonus 110 è un’ottima occasione.

Ti suggeriamo però di tenere presente che il Decreto Rilancio è sì in vigore ma, come detto, attende l’approvazione del Parlamento, che ne modificherà vari aspetti

Il consiglio del nostro studio è quindi quello di attendere la versione definitiva che i Superbonus assumeranno dopo la conversione in legge.

Nel frattempo, puoi iniziare a informarti sulle procedure, sui professionisti di cui dovrai avvalerti, sulle modalità per il pagamento più convenienti in base alla tua condizione reddituale.

Noi siamo qui, a tua completa disposizione, sia in questa fase di raccolta di informazioni sia se poi deciderai di procedere e di richiedere le detrazioni dell’Ecobonus 110.

Le nostre competenze ci consentiranno di offrirti una supervisione sull’intera operazione, in modo da garantirne la conformità alla normativa e assicurarti la fruizione delle detrazioni.

Come sempre, saremo al tuo fianco con la nostra professionalità.

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decreto liquidità 2020 studio caruggi gallarate

Decreto liquidità: prestiti fino 25mila euro per microimprese e partite Iva

Il Decreto Liquidità (DL n. 1232020 in vigore dal 9.4.2020) prevede garanzie statali al 100% per i piccoli prestiti fino a 25.000 euro, destinati a microimprese e partite Iva, concessi senza alcuna valutazione bancaria o del fondo.

Di seguito alcune precisazioni riguardo questi prestiti.

  • Per i cosiddetti “mini prestiti” la garanzia statale del 100% è automatica ma occorre preliminarmente ottenere il prestito dalle banche, che non sono obbligate a concederlo e che possono comunque effettuare la loro istruttoria. Il prestito può arrivare a 25.000 euro ma comunque entro il limite del 25% dei ricavi. Sono ammesse Pmi e lavoratori autonomi. La
    durata massima del finanziamento è di 6 anni con inizio del rimborso dopo due anni e il tasso massimo applicabile è rapportato al rendimento dei titoli di Stato più uno spread dello 0,20%,
    che ai valori attuali si attesta intorno all’1,20%.
  • Si richiama l’attenzione sul fatto che nel caso di artigiani, commercianti, professionisti e autonomi che applicano il regime forfettario, e dunque che hanno un fatturato fino a 65.000
    euro, l’importo dei mini-prestiti non potrà mai superare i 16.250 euro in quanto la garanzia statale si applica ai prestiti fino a 25.000 euro, ma comunque entro il 25% dei ricavi del
    beneficiario.
  • In sostanza, il prestito pieno di 25.000 euro si può ottenere solo se si possiede un fatturato pari ad almeno 100.000 euro.
  • Pertanto, non c’è nessun prestito automatico da 25.000 euro. Ad esempio, per un artigiano/commerciante che ha 30.000 euro di ricavi dichiarati (sono sufficienti anche quelli della dichiarazione Iva 2019 e dunque relativi all’esercizio 2018) il micro-prestito si ferma a 7.500 euro.
  • Il 14.04.2020 è stato pubblicato sui siti web del Fondo di garanzia e su quello del Ministero dello Sviluppo Economico il modulo relativo alla garanzia del 100% su prestiti fino a un
    massimo di 25.000 euro. Si tratta del modulo con la richiesta di garanzia statale da inviare alle banche o ai consorzi fidi per avviare l’iter.
  • Il modulo relativo alla garanzia deve essere inviato via mail (anche con posta non certificata) agli intermediari finanziari che dovranno a loro volta richiedere la garanzia statale

 

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Emergenza Covid: sospesi i versamenti fiscali anche per aprile e maggio

Il Decreto Liquidità ha prorogato la sospensione per imprese e professionisti, vincolandola, però, alla presenza di significativi cali di fatturato.

L’emergenza causata dalla pandemia prosegue, anche se si iniziano a scorgere i primi segnali di miglioramento.

Si comincia in questi giorni a parlare di possibili riaperture di attività nella seconda metà di aprile, anche se è quasi certo per i cittadini il prolungamento dell’isolamento in casa fino a maggio.

Sul versante economico, al Decreto Cura Italia, con cui il Governo ha messo in campo le prime misure di aiuto per il mondo imprenditoriale, ha fatto seguito il cosiddetto Decreto Liquidità (Dl 8 aprile 2020 , n. 23, Gazzetta Ufficiale).

Fra i provvedimenti in esso adottati, è compresa la proroga della sospensione dei versamenti tributari e contributivi, già introdotta in marzo, anche relativamente ai mesi di aprile e maggio.

Il Decreto, incentrato sull’urgenza di rispondere al bisogno di liquidità delle imprese e che per questo prevede una serie di agevolazioni per l’accesso al credito, all’art. 18 sposta a giugno i versamenti di Iva, tasse e contributi.

Il Decreto però, diversamente da quanto avvenuto in marzo, vincola la fruizione della sospensione dei versamenti alla presenza di un effettivo calo di fatturato prodottosi a causa dell’emergenza Covid-19.

Ecco, in sintesi, il contenuto dell’art. 18 del Decreto Liquidità.

Sospensione solo per chi ha registrato almeno un -33% di fatturato

Quali sono i versamenti sospesi?

La sospensione dei versamenti dei mesi di aprile e maggio si riferisce alle ritenute alla fonte e alle trattenute per l’addizionale regionale e comunale, operate come sostituti di imposta, all’Iva, ai contributi assistenziali e previdenziali e ai premi per l’assicurazione obbligatoria.

Le imprese e i professionisti con ricavi/compensi inferiori ai 50 milioni di euro nel periodo d’imposta precedente a quello in corso, possono sospendere i versamenti se, nel marzo e nell’aprile 2020, a causa dell’emergenza, registrano almeno un -33% rispetto al fatturato dello stesso periodo del 2019.

Nel caso di aziende e professionisti che nel 2019 abbiano superato i 50 milioni, il calo di fatturato in marzo e aprile deve essere almeno del 50%.

Il Decreto punta anche a salvaguardare le neonate attività: la sospensione dei versamenti è valida infatti, senza vincoli di fatturato, per le imprese che abbiano aperto dopo il 31 marzo 2020.

Per aziende e professionisti delle province di Bergamo, Brescia, Lodi e Piacenza – le più colpite dall’epidemia – la sospensione del versamento dell’Iva scatta per tutti, indipendentemente dall’entità dei ricavi/compensi, in seguito a un calo di fatturato di almeno il 33%.

Per le trattenute fiscali e i contributi si applicano invece le regole nazionali (-33% per ricavi/compensi fino a 50 milioni; – 50% per ricavi/compensi sopra i 50 milioni).

Inps, Inail e gli altri enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza segnaleranno all‘Agenzia delle Entrate i soggetti che hanno sospeso i versamenti.

Sarà poi l’Agenzia delle Entrate a verificare il sussistere dei necessari requisiti di fatturato.

Tutti i versamenti sospesi potranno essere effettuati, senza l’applicazione di interessi e sanzioni, o in un’unica soluzione entro il 30 giugno 2020 o in forma rateizzata (con un massimo di 5 rate).

Da più parti si sta però cominciando a segnalare la gravosa entità dei versamenti che si concentreranno in giugno, quando già normalmente si devono pagare le imposte sui redditi (Irpef, Ires ed Irap) e l’Imu.

Prorogata la sospensione delle ritenute d’acconto

Continuano a essere sospese, ora per il periodo dal 17 marzo al 31 maggio 2020, le ritenute sui redditi di lavoro autonomo e sulle provvigioni per i soggetti che, nel periodo d’imposta precedente a quello in corso, hanno fatturato meno di 400.000 euro (art. 19).

In questo caso spetterà ai contribuenti ai quali non è stata applicata la ritenuta, versarne l’ammontare, in luogo del sostituto d’imposta, in un’unica soluzione, senza interessi e sanzioni, entro il 31 luglio 2020, o con un massimo di 5 rate.

Siamo al tuo fianco per proteggere la tua impresa dalla crisi

Se sei un imprenditore o un libero professionista, sicuramente questo per te è un periodo complesso e carico di ansia.

Vorremmo che tu ci sentissi vicini, disponibili a consigliarti in modo che tu possa avvalerti delle agevolazioni introdotte dai Decreti del Governo e che più rispondono alle tue difficoltà.

Se hai, ad esempio, la necessità di fruire della sospensione dei versamenti, ti supporteremo nelle opportune valutazioni contabili e nel momento della verifica da parte dell’Agenzia delle Entrate.

 

 

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Regime forfetario: le nuove limitazioni introdotte dalla Legge di Bilancio 2020

Fuori i lavoratori autonomi che percepiscono anche un reddito da dipendenti o una pensione che superino i 30.000 euro.

 

Sei un lavoratore autonomo in regime forfetario? La Legge di Bilancio 2020 ha apportato alcuni importanti cambiamenti, che potrebbero influire sul tuo attuale regime fiscale.

È stato sì mantenuto il regime forfetario per le Partite Iva fino a 65.000 euro lordi di reddito ma sono state introdotte significative limitazioni.

Per questo motivo, secondo l’Osservatorio statistico dei Consulenti del Lavoro, circa 10mila lavoratori autonomi vi rinunceranno.

Cosa prevedeva il regime forfetario 2019?

Nel 2019 erano stati modificati i requisiti per accedere al regime di tassazione forfetario.

Pur lasciando invariati i coefficienti di redditività propri di ogni attività classificata secondo il codice Ateco, il limite massimo di fatturato era stato innalzato da 30.000 a 65.000 euro.

Al di sotto di questa soglia ai redditi delle Partite Iva dal 2019 è applicata una flat tax del 15%, che scende al 5%, per un periodo di 5 anni, nel caso di start up.

La Legge di Bilancio 2019 aveva anche esonerato i regimi forfetari dall’obbligo di fatturazione elettronica, entrato in vigore proprio all’inizio del 2019.

Era stata infine messa in programma una flat tax del 20%, con entrata in vigore nel 2020, per lo scaglione di redditi compresi  tra 65.001 e 100.000 euro.

I nuovi requisiti per i forfetari 2020

Con il 2020 la flat tax per le Partite Iva è stata confermata ma con un nuovo importante requisito di accesso.

I professionisti e le piccole imprese, per continuare a fruire del regime forfetario di tassazione, dovranno dimostrare di non aver percepito redditi da lavoro dipendente o similari, come la pensione, per una cifra superiore ai 30mila euro.

Un’altra limitazione è costituita dalla soglia di 20mila euro di spese sostenute per dipendenti e collaboratori, oltre la quale occorre rinunciare al forfetario.

Il Governo non ha invece dato seguito al progetto di flat tax del 20% per i redditi tra i 65.000 e i 100.000 euro, che avrebbe dovuto attuarsi nel 2020.

In uscita dal forfetario

Dallo studio “Regime forfetario: i dati 2019 e la proiezione sul 2020” dell’Osservatorio statistico dei Consulenti del Lavoro emerge che a fine 2019 erano 554.902 gli aderenti al regime forfetario, “dati dalla somma dei 285.333 autonomi che nelle dichiarazioni Iva di aprile 2019 hanno optato per il nuovo regime forfetario e le 269.569 nuove iscrizioni che hanno aderito al regime. Il dato 2019 mostra un incremento di circa 40 mila soggetti (+11%) rispetto al 2018. Analizzando nel dettaglio le variazioni per classi di età, sono i soggetti con oltre 65 anni (+25,8% rispetto al 2018) e i lavoratori adulti (+19,7%) a trainare l’aumento annuale”.

L’analisi conclude che saranno circa 10.000 i lavoratori autonomi che abbandoneranno il regime forfetario non avendo convenienza a rinunciare al reddito da lavoro dipendente o alla pensione.

Si prevede che usciranno anche coloro che avevano aderito al forfetario nel 2019 per poter fruire nel 2020 del 20% di flat tax per i redditi fino ai 100.000 euro.

Da quando si applicano le nuove limitazioni?

In gennaio l’Ordine dei Commercialisti di Milano aveva inoltrato una segnalazione al Garante regionale del Contribuente evidenziando che la Legge di Bilancio 2020 non chiariva il momento di entrata in vigore delle nuove limitazione al regime forfetario.

L’Ordine si chiedeva «se le nuove cause di esclusione debbano essere applicate dal 2020 oppure, se nel rispetto del termine di 60 giorni fissato dalla legge 212/2000, lo Statuto del contribuente, potranno essere applicate dal 2021».

In febbraio è arrivata la risposta ufficiale di Mef e Agenzia delle Entrate: i limiti sono da ritenere in vigore dal 1° gennaio 2020.

Secondo il Mef, non c’è contrasto con lo Statuto del Contribuente, perché le modifiche introdotte dalla manovra al regime agevolato non sono da considerare un nuovo adempimento, ma solo una verifica dell’eventuale superamento di soglie.

Fatturazione elettronica non obbligatoria ma…

La fatturazione elettronica per i forfetari rimane facoltativa, anche se è stato introdotto un regime premiale per chi decide di utilizzarla. 

Da gennaio però i regimi minimi e i forfetari hanno l’obbligo di emettere scontrino elettronico.

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Photo by S O C I A L . C U T on Unsplash

Partite Iva e pressione fiscale

Il Governo ha motivato i limiti ai regimi forfetari con la volontà di alleggerire la pressione fiscale sulle Partite Iva.

Secondo il Cndcec (Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili), invece, le novità produrranno 3 miliardi di euro in più per le casse dello Stato.

Per sottolinearlo con intento critico il presidente Cndcec Massimo Miani ha definito le Partite Iva un “bancomat del Governo”.

Se sei una Partita Iva forfetaria ma ricevi anche un reddito da dipendente o percepisci una pensione, oppure hai dei dipendenti, devi riconsiderare la tua adesione a questo regime di tassazione.

 

La tua attività ha sede nella provincia di Varese?

Il nostro studio di commercialisti è a tua disposizione per analizzare la tua posizione e consigliarti.

Hai la Partita Iva in regime forfetario, non utilizzi la fatturazione elettronica ma vorresti usufruire del regime premiale stabilito per chi decidesse di adottarla? 

Possiamo fornirti tutti i chiarimenti e assisterti nel cambiamento di modalità di fatturazione.

 

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Pace fiscale 2019: come saldare i debiti verso l’Agenzia delle Entrate senza interessi e sanzioni

Le possibilità offerte dalla Definizione agevolata dei carichi tributari: cosa può essere incluso e cosa no.

Le ultime news sulla pace fiscale 2019 giungono dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del 17 dicembre 2018 della legge n. 136/2018 che, con alcune modifiche, riprende il Decreto Legge n. 119/2018 riguardante la nuova Definizione agevolata delle cartelle, detta rottamazione-ter.

Quando entrano in vigore la pace fiscale e la rottamazione-ter? La legge 136, che le prevede, è entrata in vigore lo scorso 19 dicembre.

         > Hai bisogno di un consulente fiscale per aderire alla pace fiscale 2019? Contattaci per fissare un incontro conoscitivo.

La rottamazione riguarda le somme dovute all‘Agenzia delle Entrate dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2017: sarà possibile saldarle, senza interessi di mora o sanzioni, anche a rate fino a cinque anni.

La legge prevede anche la Definizione agevolata dei processi verbali di constatazione e delle controversie tributarie.

Oltre al saldo dei debiti pregressi, la pace fiscale consente, in alcuni casi, lo stralcio degli stessi.

Vediamo ora in dettaglio come funziona la pace fiscale 2019.

Come regolarizzare le violazioni fiscali constatate

Se prima del 24 ottobre 2018 ti è stato notificato un verbale di constatazione di inadempimenti fiscali, puoi avvalerti della Definizione agevolata dei processi verbali di constatazione, prevista dalla legge 136.

Per aderire, dovrai presentare, entro il 31 maggio 2019, una dichiarazione di regolarizzazione, versando le imposte dovute, senza interessi o sanzioni.

Le imposte autoliquidate sono rateizzabili fino a un massimo di 20 rate trimestrali di pari importo. In tal caso, dovrai versare entro il 31 maggio 2019 , la prima rata.

Attenzione: non potrai fruire di questo tipo di Definizione agevolata nel caso in cui tu abbia già ricevuto, dopo la constatazione, l’avviso di accertamento o l’invito al contraddittorio.

Altra nota importante: non potrai compensare questi debiti con eventuali tuoi crediti nei confronti della Pubblica Amministrazione.

Come risolvere le controversie tributarie

Se hai in corso delle controversie con l’Agenzia delle Entrate davanti alla giurisdizione tributaria, puoi approfittare della relativa Definizione agevolata prevista dalla legge 136. Questo indipendentemente dal grado di giudizio a cui il procedimento sia arrivato, Cassazione compresa.

La Definizione vale per le controversie il cui ricorso in primo grado sia stato notificato entro il 24/10/18 e per le quali non si sia giunti ad alcuna sentenza definitiva.

La Definizione agevolata si attua pagando, entro il 31/5/2019, un importo uguale al valore della lite (ossia il valore del tributo contestato), senza interessi o sanzioni.

Se l’importo è superiore a euro 1.000, è consentito il pagamento rateale fino a un massimo di 20 rate.

Nel caso in cui l’ultima o unica sentenza pronunciata sia stata in tuo favore, dovrai versare solo il 50% del valore della lite, in caso di pronuncia di primo grado; il 20% in caso di pronuncia di secondo grado.

Tutto quel che occorre sapere sulla rottamazione-ter

Come detto, la Definizione agevolata prevista dalla legge 136/2018, la cosiddetta rottamazione-ter, riguarda le somme dovute all’Agenzia delle Entrate tra il 2000 e il 2017, sia in materia tributaria (Iva, Irap, contributi Inps…) sia sotto forma di sanzioni.

Per fruirne, dovrai inviare una dichiarazione di adesione entro il 30 aprile 2019. Ciò ti consentirà di versare gli importi dovuti senza interessi di mora o sanzioni, nel caso dei tributi, e senza interessi o maggiorazioni di legge, nel caso delle sanzioni.

Se necessario, potrai rateizzare le somme dovute fino a un massimo di 18 rate, ripartite in 5 anni, con l’applicazione di un tasso di interesse del 2% annuo a partire dall’agosto 2019, le prime due con scadenza al 31 luglio e 30 novembre 2019.

La prima e la seconda rata saranno pari al 10% delle somme complessivamente dovute con la Definizione agevolata, le restanti rate invece saranno di pari importo.

 

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Se invece deciderai di pagare gli importi della Definizione agevolata in un’unica soluzione, il termine di pagamento è fissato al 31 luglio 2019.

Attenzione: il mancato versamento di una rata farà decadere tutti i benefici della Definizione agevolata. Le somme già versate saranno comunque considerate come acconto dell’importo complessivamente dovuto. E’ concesso comunque un ritardo di max 5 giorni nel pagamento della rata.

Puoi avere un quadro complessivo di quanto da te dovuto, richiedendo all’Agenzia delle Entrate – anche via e-mail, compilando il form presente sul sito dell’Agenzia – il tuo Prospetto informativo, che riassume i tuoi debiti.

Se hai pin e password per l’accesso alla tua area riservata, puoi trovare lì tutte le informazioni che ti servono.

Nel caso della rottamazione-ter, le somme dovute potranno essere compensate con tuoi eventuali crediti nei confronti della Pubblica amministrazione.

Non è possibile fruire della rottamazione-ter in vari casi, fra cui:

  • il recupero di aiuti di Stato;
  • le somme dovute in seguito a condanna della Corte dei Conti;
  • le sanzioni derivanti da sentenze penali.

Stralciati i debiti fino a mille euro

la Legge 136/2018 prevede anche l’annullamento dei debiti nei confronti dell’Agenzia delle Entrate, il cui valore sia inferiore o pari a 1000 euro, debiti relativi agli anni 2000-2010, calcolati alla data del 24 ottobre 2018 e comprensivi di capitale, interessi e sanzioni.

Anche in questo caso lo stralcio non si applica a tutte le tipologie di debito; ad esempio, non si applica alle sanzioni derivanti da sentenze penali.

Come aderire alla rottamazione-ter?

Per presentare la tua adesione alla rottamazione-ter, puoi:

  • utilizzare il servizio online Fai D.A. Te, disponibile sa nell’area riservata sia nell’area pubblica;
  • inviare, tramite posta elettronica certificata (pec) il Modulo DA-2018, scaricabile dal sito dell’Agenzia delle Entrate, accompagnato da un documenti di identità, alla casella pec della Direzione regionale dell’Agenzia delle Entrate (gli indirizzi si trovano a pag. 4 del Modulo DA-2018);
  • consegnare personalmente il Modulo DA-2018 agli sportelli dell’Agenzia delle Entrate.

Il termine per la presentazione è il 30 aprile 2019.

Dopo la presentazione della tua richiesta di adesione, l’Agenzia delle Entrate avrà tempo fino al 30 giugno 2019 per accoglierla o rifiutarla.

Riceverai un’apposita Comunicazione che, in caso di risposta positiva, riporterà l’ammontare del debito con i relativi bollettini di pagamento.

Come versare le somme dovute?

Una volta che sia stata accettata la tua domanda di adesione, per versare le somme dovute, in un’unica soluzione o a rate, potrai utilizzare i bollettini allegati alla Comunicazione o la domiciliazione sul tuo conto corrente bancario.

Potrai anche presentarti agli sportelli territoriali dell’Agenzia delle Entrate.

Passaggio automatico dalla rottamazione-bis alla rottamazione-ter: solo se in regola con le rate

Se non hai potuto fruire della rottamazione-bis, hai ora di nuovo l’opportunità di regolarizzare la tua situazione fiscale.

Se invece hai aderito alla rottamazione-bis e hai pagato le relative rate di luglio, settembre e ottobre 2018 entro il 7 dicembre, rientri automaticamente, senza il bisogno di presentare alcuna domanda, fra i beneficiari della rottamazione-ter.

Riceverai dall’Agenzia delle Entrate, entro il 30 giugno 2019, una Comunicazione con l’importo residuo della rottamazione-bis suddiviso in 10 rate di pari importo, con scadenza il 31 luglio e il 30 novembre di ciascun anno, a partire dal 2019 e per 5 anni (con interessi dello 0,3%).

Pace fiscale: ti aiutiamo a cogliere questa opportunità

Se gli strascichi della crisi e gli alti e bassi dell’economia ti hanno costretto a indebitarti con il fisco, l’adesione alla pace fiscale 2019 può essere per te l’occasione per azzerare i carichi pendenti e ripartire più serenamente con la tua attività.

Per essere certo di fruire nel miglior modo possibile di questa opportunità, puoi rivolgerti al nostro studio di commercialisti.

Siamo operativi nell’area di Varese e da anni siamo al fianco di piccole, medie e grandi imprese, accompagnandole in tutti gli adempimenti e consigliandole nei momenti più floridi e in quelli di difficoltà.

 

    

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Scopri le novità del regime forfettario 2019

Per te che sei un titolare di partita IVA, il 2019 si preannuncia carico di novità.

Da un lato, da gennaio potresti essere obbligato a passare alla fatturazione elettronica sia nei confronti di altri soggetti con Partita Iva sia nei confronti di privati senza Partita Iva.

Dall’altro, la Legge di Bilancio 2019 modifica i requisiti necessari per fruire del regime forfettario per le Partite Iva.

Con il regime forfettario 2019 il limite massimo raggiungibile di fatturato annuo viene infatti portato a 65.000 euro per tutti i settori di attività.

In precedenza, la Legge 190/2014 prevedeva una serie di soglie di reddito inferiori, che variavano a seconda dell’attività svolta.

Ad esempio, fra i requisiti del regime forfettario 2018, il tetto massimo per le attività immobiliari era di 25.000 euro e quello per il commercio di alimentari arrivava ai 40.000 euro.

Lo spostamento della soglia di reddito annuo non è l’unica novità

Mentre il regime forfettario fino al 2018 non era fruibile da titolari di partita IVA che avessero costi per dipendenti che superassero i 5000 euro lordi/anno e beni ammortizzabili per più di 20.000 euro, il regime forfettario 2019 elimina tali cause di esclusione.

Sono invece esclusi dal regime forfettario 2019 i professionisti autonomi, gli esercenti e gli imprenditori che partecipano a società di persone, associazioni professionali, imprese familiari, società a responsabilità limitata o ad associazioni in partecipazione.

La preoccupazione per le nuove regole di fatturazione elettronica, unita all’ampliamento che abbiamo visto dei requisiti di accesso, potrebbe a questo punto indurti a valutare l’ipotesi di passare al regime forfettario.

I vantaggi del regime forfettario

La principale caratteristica del regime forfettario è di essere un regime contabile molto semplificato.

Ti consente di emettere fatture senza Iva, risparmiandoti tutti gli adempimenti collegati, come la tenuta dei registri Iva e i versamenti periodici allo Stato.

Anche la tenuta della contabilità è ridotta ai minimi termini: sono obbligatorie solo la numerazione e conservazione delle fatture, e la certificazione dei corrispettivi.

Per il pagamento delle tasse, è prevista un’imposta forfettaria,  del 15%, che scende al 5% per cinque anni in caso di start up, ovvero nuove Partite Iva.

Ciliegina sulla torta: se sei in regime forfettario, non sei tenuto a utilizzare la fatturazione elettronica.

Non è tutto oro quel che luccica

Hai tutti i requisiti per fruire del regime forfettario 2019 e l’idea di poter semplificare al massimo la tua contabilità, evitando anche gli adempimenti necessari per passare alla fatturazione elettronica, sicuramente ti attrae. Ma, come sempre nella vita, occorre valutare anche l’altra faccia della medaglia.

L’applicazione del regime forfettario ti potrebbe escludere da qualsiasi tipo di detrazione Irpef. Resteranno deducibili solo i contributi previdenziali.

Quindi, presta attenzione ai costi (spese sanitarie comprese) che potrebbero diventare per te indeducibili.

Sul fronte, invece, della fatturazione elettronica, sei certo che l’esserne esentato sia del tutto un vantaggio?

Considera, ad esempio, che le fatture dei tuoi fornitori dal gennaio 2019 saranno emesse tramite il Sistema di Interscambio (SDI) messo a disposizione dall’Agenzia delle Entrate.

Inoltre potresti avere delle difficoltà con eventuali clienti facenti parte della Pubblica Amministrazione, verso i quali la fatturazione elettronica è già in vigore dal  2014..

Se poi consideri che, per la fatturazione elettronica, la legge ti consente di affidarti a un intermediario, ad esempio a un commercialista, forse il passare al regime forfettario solo per evitarla potrebbe cominciare a non valere più la pena.

Come scegliere: informati e fatti consigliare

Vorresti avere una visione chiara e completa dei pro e dei contro di un tuo eventuale cambio di regime alla luce delle novità del regime forfettario 2019?

Informati (online puoi trovare molto materiale utile, se presti attenzione all’autorevolezza della fonte) ma poi consulta un esperto, che ti aiuterà a capire le conseguenze del tuo cambiamento applicate alla tua situazione economica e contributiva.

Se la tua attività ha sede nel Varesotto, il nostro Studio di commercialisti potrà consigliarti, offrendoti tutti gli strumenti per una scelta oculata.

Sia che tu decida di passare al regime forfettario 2019 sia che tu scelga di restare nel tuo attuale regime, i nostri consulenti rimarranno al tuo fianco per evitarti qualsiasi problema o complicazione.

Questo vale anche nel caso tu decida di utilizzare la fatturazione elettronica: ti saremo vicini guidandoti passo passo o, se preferisci, faremo le tue veci nel Sistema di Interscambio.

Potrai così dedicarti serenamente alla tua attività, certo di adempiere correttamente ai tuoi doveri fiscali nelle modalità per te più convenienti.

 

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Locazioni Brevi e modello redditi 2018

Dal 1° giugno 2017 è entrata in vigore una particolare disciplina riguardante le c.d. “locazioni brevi” di immobili abitativi, con specifico riguardo a quei contratti di durata non superiore ai 30 giorni.

Tale normativa si applica anche qualora nella stipula dei contratti intervengano soggetti che esercitano attività di intermediazione immobiliare. In questo caso, i canoni di locazione dovranno essere assoggettati ad una ritenuta del 21% se tali intermediari intervengono anche nel pagamento o nell’incasso dei canoni contrattualmente pattuiti. In qualità di sostituto di imposta l’intermediario sarà tenuto a certificare le ritenute operate.

Con l’introduzione delle nuove disposizioni normative cambia anche la tassazione nel caso in cui l’immobile sia concesso in locazione dal “comodatario” (e non dal proprietario) per periodi non superiori a 30 giorni.

In questo caso il reddito da locazione va imputato al comodatario come reddito diverso da indicare nel quadro RL, il proprietario indicherà nel quadro RB esclusivamente la rendita catastale dell’immobile.

Conseguentemente alle novità sopra descritte, il quadro RB (redditi dei fabbricati) del modello Redditi 2018 è stato modificato, in particolare  il rigo RB11, presente nel modello Redditi dello scorso anno, è stato ridisegnato facendo confluire gran parte delle informazioni in esso contenute nel nuovo quadro LC.

Tale quadro, oltre a contenere informazioni già previste nel “vecchio” rigo RB11, contiene informazioni derivanti dalle nuove disposizioni, in particolare sono stati aggiunti i seguenti campi:

  • “imposta su redditi diversi 21%” (LC1 col. 2) per indicare l’imposta dovuta dal comodatario per i redditi diversi derivanti dalle locazioni brevi indicate nel rigo RL10 col. 4;
  • “ritenute CU locazioni brevi” (LC1 col. 4) per indicare le eventuali ritenute subite (e certificate nel modello CU2018) sui redditi derivanti dalle locazioni brevi.
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