A imprese, professionisti ed enti commerciali viene riconosciuto un credito d’imposta del 50% sul totale degli investimenti pubblicitari. Rispetto al Decreto Rilancio, l’agevolazione non sarà più applicabile alla pubblicità su radio e tv ma solo su testate giornalistiche cartacee e online. 

La Legge di Bilancio 2021 (Legge n. 178-2020), approvata a fine 2020, ha confermato (comma 608, art. 1) per il 2021 e il 2022 il credito d’imposta sugli investimenti pubblicitari operati da imprese, lavoratori autonomi ed enti non commerciali, il cosiddetto Bonus Pubblicità.

A tale scopo è stato previsto lo stanziamento di 50 milioni di euro per ciascuno dei due anni.

Introdotto per la prima volta nel 2017, il Bonus Pubblicità è stato rafforzato dalle misure introdotte per il 2020 dal Decreto Cura Italia (D.L. n. 18/2020) e dal Decreto Rilancio (D.L. n. 34/2020) come “incentivi agli investimenti nel campo dell’editoria e dell’informazione in epoca COVID-19”.

Cosa prevede il Bonus Pubblicità

Con il Bonus Pubblicità viene riconosciuto a imprese, professionisti, associazioni e fondazioni un credito d’imposta del 50% sugli investimenti pubblicitari, da utilizzare in compensazione con il modello F24.

La versione originale della normativa, quella del 2017, prevedeva un credito d’imposta del 75% (che poteva arrivare al 90% per le micro, piccole e medie imprese e per le start up innovative) solo sulla parte incrementale dell’investimento rispetto all’esercizio precedente (con un incremento minimo dell’1% della spesa).

Con il Decreto Cura Italia nel 2020 l’agevolazione è passata al 30% ma sul valore totale degli investimenti, indipendentemente da quanto speso in pubblicità dall’azienda l’anno prima.

Il Decreto Rilancio ha portato la percentuale al 50%, sempre sul totale degli investimenti.

Con la Legge di Bilancio 2021 vengono confermate le modifiche introdotte dal Decreto Rilancio: credito d’imposta al 50% sul 100% dell’investimento pubblicitario, senza alcun riferimento a incrementi di spesa.

Una novità rilevante della Legge di Bilancio 2021 riguarda invece l’esclusione dall’agevolazione degli investimenti pubblicitari su emittenti televisive e radiofoniche locali e nazionali, analogiche o digitali, non partecipate dallo Stato, investimenti ammessi invece nel 2020.

Quindi potranno fruire del Bonus Pubblicità solo gli spazi acquistati su giornali cartacei e online (quotidiani e periodici, locali e nazionali).

Resta esclusa, come nel 2020, la pubblicità tramite i social e la banneristica su siti non giornalistici, come anche la cartellonistica (affissioni e display), volantini e spot nelle sale cinematografiche.

Per tv e radio continuerà a valere la normativa ordinaria, con l’applicazione dell’agevolazione agli investimenti incrementali. 

Come richiedere il Bonus Pubblicità

Salvo diverse indicazioni, la richiesta del Bonus Pubblicità dovrebbe avvenire secondo le modalità previste per il 2020.

La “Comunicazione per l’accesso al credito d’imposta” va presentata all’Agenzia delle Entrate, per via telematica, entro il 31 marzo 2021, salvo proroghe.

L’Agenzia delle Entrate provvederà poi a pubblicare l’elenco dei soggetti che hanno richiesto il Bonus Pubblicità, con l’indicazione del credito teoricamente fruibile.

Una volta valutate le dichiarazioni pervenute sugli investimenti pubblicitari effettuati, l’Agenzia renderà noti i nominativi dei soggetti ammessi.

Il credito d’imposta sarà a questo punto utilizzabile in compensazione tramite il modello F24, da presentare a decorrere dal quinto giorno lavorativo dopo la pubblicazione del provvedimento che comunica l’ammontare spettante. 

È necessario indicare, in sede di compilazione del modello F24, il codice tributo 6900.

Come detto, le risorse stanziate per il Bonus Pubblicità ammontano a 50 milioni per il 2021 e a 50 milioni per il 2022. 

Se le richieste dovessero superare tale soglia, si passerà a una ripartizione percentuale tra tutti gli aventi diritto. 

Investire in pubblicità conviene?

Che la pubblicità giochi un ruolo di rilievo nel successo di un business è sostanzialmente vero, anche se in realtà la sua rilevanza varia da settore a settore, con una sensibile differenza tra attività B2C (business to consumer) e B2B (business to business).

In linea di massima, l’advertising è uno strumento valido, soprattutto se si individuano i canali più consoni a seconda del proprio mercato di riferimento.

Va detto che purtroppo il nuovo Bonus Pubblicità restringe di molto la scelta dei canali.

In ogni caso, per chi è titolare di un’impresa che prevede la pubblicità su testate giornalistiche tra le proprie strategie di marketing, l’occasione del Bonus Pubblicità non è da trascurare.

Invitiamo pertanto imprenditori e commercianti della provincia di Varese interessati a fruire di questo credito d’imposta a contattare il nostro studio di commercialisti per una consulenza. 

In periodi così incerti, opportunità e agevolazioni vanno sempre considerate.