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Dei germogli cominciano a rescere

Pronto l’upgrade per il Piano Transizione 4.0

Il Piano, che prevede crediti d’imposta per le imprese che acquistano nuovi beni strumentali e che investono in ricerca e sviluppo e in formazione, sarà prorogato a tutto il 2022. Lo ha annunciato il Mise in vista della Legge di Bilancio 2021. Aumentano le aliquote di detrazione e i tetti di spesa.

In maggio il Ministro dello Sviluppo Economico ha firmato il decreto attuativo del Piano Transizione 4.0, con uno stanziamento di 7 miliardi di euro per i crediti d’imposta alle imprese che investono in nuovi beni strumentali, in ricerca e sviluppo, in formazione del personale per la trasformazione tecnologica e digitale. Il Piano sarebbe in scadenza a fine anno.

Con un comunicato dello scorso 18 novembre il Mise ha annunciato le misure di un nuovo Piano Transizione 4.0, prorogato fino a tutto il 2022 e contenuto nella bozza per la Legge di Bilancio 2021.

Si tratta di un rafforzamento, soprattutto sul fronte degli investimenti, del Piano Transizione 4.0 di maggio: si passa infatti dai 7 miliardi previsti inizialmente agli attuali 24, grazie a un Fondo Recovery Plan collegato alle risorse europee.

In questo modo, spiega il comunicato, il Piano diventa “una misura strutturale che vede il potenziamento di tutte le aliquote di detrazione e un importante anticipo dei tempi di fruizione”.

I periodi di compensazione dei crediti di imposta scendono infatti da 5 a 3 e addirittura a 1 anno, con la possibilità di iniziare a fruire dell’agevolazione fiscale già dall’anno dell’investimento quando si tratti di beni strumentali per la digitalizzazione.

Aumenta anche l’arco temporale di validità del Piano: gli incentivi diventano retroattivi, a partire dal 16 novembre 2020, e arrivano fino al 2022 compreso.

Le agevolazioni resteranno valide anche relativamente ai contratti d’acquisto di beni strumentali definiti entro il 31/12/2022, con consegna dei beni entro giugno 2023 e per i quali sia stato pagato un acconto del 20%. 

Infine tutte le aliquote e i massimali di spesa vengono rivisti al rialzo. 

Vediamo ora più in dettaglio le principali novità del nuovo Piano Transizione 4.0.

Come cambiano le aliquote

I crediti d’imposta previsti dal Piano Transizione 4.0 cambiano a seconda dei beni a cui si riferiscono.

Per i beni non connessi alla trasformazione digitale aliquota al 10% solo per il 2021

Per quanto riguarda l’acquisizione di beni materiali non connessi alla digitalizzazione (macchinari, materiali, mezzi di trasporto, fabbricati), prima del 2020 soggetti a “super ammortamento”, l’aliquota di detrazione sale, per il 2021 (con consegna dei beni entro il 30 giugno 2022), dal 6% al 10%, con un tetto massimo di spesa di 2 milioni.

L’aliquota passa, sempre per il 2021 e con consegna entro il 30 giugno 2022, al 10% anche per i beni immateriali non 4.0, cioè per i software delle applicazioni gestionali classiche, con un massimale di 1 milione di euro.

Per gli investimenti in beni strumentali tradizionali e in beni immateriali non innovativi effettuati nel 2022 (con coda fino a giugno 2023) l’aliquota tornerà al 6%.

I crediti d’imposta per i beni materiali e immateriali 4.0

Passando ai beni materiali e immateriali connessi a processi innovativi per la trasformazione digitale, definiti pertanto beni 4.0, troviamo un elenco dei materiali nell’allegato A della legge 232/2016, quello degli immateriali nell’allegato B della medesima legge.

Quali sono i beni materiali 4.0

Sono suddivisi in tre macrocategorie.

La prima comprende i beni strumentali il cui funzionamento è controllato da sistemi computerizzati o gestito tramite opportuni sensori e azionamenti.

Si tratta di un’ampia serie di macchinari utilizzati in diversi settori, fra cui anche robot e sistemi multi-robot e i magazzini automatizzati interconnessi ai sistemi gestionali di fabbrica. 

Tali macchine devono essere dotate di almeno due tra le seguenti caratteristiche: 

  • sistemi di telemanutenzione e/o telediagnosi e/o controllo in remoto;
  • monitoraggio continuo mediante opportuni set di sensori e adattività alle derive di processo;
  • caratteristiche di integrazione tra macchina fisica e/o impianto con la modellizzazione e/o la simulazione del proprio comportamento nello svolgimento del processo (sistema cyberfisico).

La seconda categoria raccoglie i sistemi per l’assicurazione della qualità e della sostenibilità: ad esempio, sistemi di monitoraggio in process per assicurare e tracciare la qualità del prodotto o del processo produttivo, oppure componenti, sistemi e soluzioni intelligenti per la gestione, l’utilizzo efficiente e il monitoraggio dei consumi energetici e idrici e per la riduzione delle emissioni.

Infine sono considerati beni materiali 4.0 i dispositivi per l’interazione uomo macchina e per il miglioramento dell’ergonomia e della sicurezza del posto di lavoro in logica: dispositivi wearable, apparecchiature di comunicazione tra operatore/operatori e sistema produttivo, dispositivi di realtà aumentata e virtual reality.

Per i beni materiali 4.0, per il 2021 (coda a giugno 2022) l’aliquota sale dal 40% al 50% fino a 2,5 milioni di costi ammissibili; passa al 30% oltre 2,5 milioni e fino a 10 milioni; al 10% oltre i 10 e fino a 20 milioni. 

Nel 2022 (con coda a giugno 2023) le prime due aliquote scendono rispettivamente al 40% e 20%, mentre non cambia la terza al 10%.

I beni immateriali 4.0

Si tratta di software, sistemi e system integration, piattaforme e applicazioni connessi a investimenti in beni materiali 4.0.

L’allegato B riporta un lungo elenco di tipologie di software, fra cui, per citarne solo alcuni, quelli per la modellazione 3D, l’archiviazione digitale e integrata nel sistema informativo aziendale delle informazioni relative al ciclo di vita del prodotto (sistemi EDM, PDM, PLM, Big Data Analytics), sistemi, piattaforme e applicazioni di realtà virtuale per lo studio realistico di componenti e operazioni, sistemi, piattaforme e applicazioni di reverse modeling and engineering per la ricostruzione virtuale di contesti reali.

Per i beni strumentali immateriali 4.0 l’aliquota sale dal 15 al 20% e il massimale da 700mila euro a 1 milione, rimanendo invariata per tutta la durata del Piano. 

Il potenziamento del Bonus Ricerca e Innovazione

Novità anche per il Bonus Ricerca e Innovazione. 

Come avevamo anticipato nelle nostre “News (“Il credito d’imposta 2020 per la ricerca e l’innovazione”), l’agevolazione viene prorogata fino al 31 dicembre 2022 e aumentano crediti d’imposta e massimali di spesa. In questo caso però non è prevista retroattività delle aliquote né code fino a giugno 2023.

Più in particolare, si passa dal 12 al 20% per gli investimenti in ricerca fondamentale, industriale e sviluppo sperimentale, con un tetto massimo che sale da 3 a 4 milioni. 

Per innovazione tecnologica, design e ideazione estetica l’aliquota sale dal 6 al 10% e il massimale da 1,5 a 2 milioni.

In caso di innovazioni green o investimenti per la digitalizzazione 4.0 il credito d’imposta passa al 15% dal 10% e il tetto di spesa aumenta da 1,5 a 2 milioni di euro.

Per un approfondimento sui tipi di investimento previsti dal Bonus Ricerca e Innovazione rimandiamo al nostro articolo. 

Agevolazioni fiscali fruibili in tempi più brevi

Una delle novità più significative del nuovo Piano Transizione 4.0 è l’anticipazione dei tempi per la compensazione dei crediti d’imposta rispetto ai 5 anni attualmente previsti.

In particolare, si passa da 5 anni a un anno per gli investimenti in beni strumentali “ex super” e in beni immateriali non 4.0 effettuati nel 2021 da soggetti con ricavi o compensi minori di 5 milioni di euro.

È inoltre permessa la compensazione immediata nell’anno stesso dell’investimento. 

Negli altri casi di acquisto di beni strumentali la fruizione dei crediti è ridotta a 3 anni. 

Un invito a investire per crescere

Il ministro Stefano Patuanelli ha definito il Piano nazionale Transizione 4.0 il “cuore del nuovo piano industriale del Paese”.

La gamma di investimenti agevolati, anche non strettamente innovativi, è ampia e la proroga delle tempistiche consente una programmazione più agevole.

Va detto che stiamo parlando di una bozza in vista della Legge di Bilancio 2021. Può essere quindi che l’iter di approvazione determini l’introduzione di modifiche. Difficilmente però condurrà all’annullamento della proroga del Piano.

Per questo il nostro studio di commercialisti in Gallarate si rende disponibile ad affiancare le imprese in una valutazione degli investimenti su cui puntare, nel calcolo dei vantaggi fiscali e nella scelta dei tempi di compensazione.

Contattaci per qualsiasi approfondimento.

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Scontrini fiscali elettronici: i chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate

Dal 1º gennaio 2020 è in vigore l’obbligo, per tutti i contribuenti che compiono le operazioni previste dall’articolo 22 del Dpr 633/72 (cessioni di beni al dettaglio e prestazioni di servizi in locali pubblici) di emettere lo scontrino fiscale elettronico, che comporta la registrazione e la trasmissione quotidiana all’Agenzia delle Entrate dei corrispettivi riscossi.

L’obbligo dello scontrino fiscale elettronico era già entrato in vigore il 1º luglio per le attività con fatturato superiore ai 400.000 euro.

Per adempiere all’obbligo l’esercente ha due possibilità:

  • adottare il registratore telematico, che memorizza i dati ed emette il documento commerciale anche senza connessione ad internet, dati che vengono poi trasmessi all‘Agenzia delle Entrate appena ci si collega al web (di solito alla chiusura);
  • seguire la procedura web “documento commerciale online”, che evita di acquistare il registratore telematico ma ha bisogno di una connessione sempre attiva. 

Con la circolare n. 3/E del 21 febbraio 2020 l’Agenzia delle Entrate ha fornito alcuni chiarimenti sul tema: dal bonus per comprare il registratore telematico alla moratoria delle sanzioni.

Le precisazioni sul credito d’imposta per l’acquisto del registratore telematico

Per l’acquisto o l’adattamento del registratore telematico è previsto un credito d’imposta pari al 50% della spesa, fino a un massimo di 250 euro in caso di acquisto e di 50 euro in caso di adattamento.

La spesa sostenuta deve essere tracciabile, quindi eseguita tramite bonifico o carta di credito o di debito. 

L’agevolazione sarà utilizzabile “a decorrere dalla prima liquidazione periodica dell’imposta sul valore aggiunto successiva al mese in cui è registrata la fattura relativa all’acquisto o all’adattamento degli strumenti”.

Nella circolare n. 3 l’Agenzia delle Entrate ha fornito ulteriori precisazioni.

  •  Il credito è fruibile anche per l’acquisto o l’adattamento di registratori telematici usati.
  • Sono valide, ai fini del credito, anche le acquisizioni in leasing.
  •  Rimane escluso dall’agevolazione fiscale chi acquista il registratore telematico per una successiva cessione a vario titolo.
  • L’ammontare del credito d’imposta è comprensivo di Iva.

Confermata la moratoria delle sanzioni

La circolare n. 3 conferma i 6 mesi di moratoria (dal 1° luglio 2019 al 31 dicembre 2019 per gli esercenti con un fatturato superiore ai 400.000 euro; dal 1° gennaio al 30 giugno 2020 per gli altri) nel caso di trasmissione dei corrispettivi entro il mese successivo a quello di effettuazione delle operazioni.

Memorizzazione e trasmissione sono da considerare come un unico adempimento: la mancanza dell’una o dell’altra operazione sarà sanzionata.

Per il ritardo nella trasmissione dei corrispettivi del secondo semestre 2019, ci si può mettere in regola inviando gli scontrini elettronici entro il 30 aprile 2020.

Chi è esonerato dall’emissione dello scontrino fiscale elettronico

Sono esonerate dall’emissione dello scontrino fiscale elettronico (e possono quindi continuare a fare lo scontrino cartaceo) le attività che non sono elencate nell’articolo 22 del DPR n. 633/1972.

La circolare n. 3 chiarisce che sono esonerate le attività individuate dall’articolo 2 del Decreto Ministeriale del 10 maggio 2019. Fra queste:

  • i tabacchi e altri beni del Monopolio di Stato;
  •  carburanti e lubrificanti;
  • i prodotti agricoli commercializzati dagli agricoltori;
  • i servizi di telecomunicazione e radiodiffusione
  • quotidiani, periodici, libri;
  • alimenti e bevande somministrati in mense aziendali e scolastiche;
  • le operazioni relative alle scommesse;
  •  i biglietti del trasporto pubblico;
  • le attività artigianali;
  • le prestazioni delle agenzie di viaggio e turismo;
  • la gestione del servizio delle lampade votive nei cimiteri;
  • le operazioni effettuate a bordo di una nave, di un aereo o di un treno nel corso di un trasporto internazionale.

Gli obblighi delle Partite Iva forfetarie

L’Agenzia delle Entrate precisa che le Partite IVA forfetarie devono trasmettere telematicamente i corrispettivi, a meno che non rientrino nelle categorie che possono emettere fattura fiscale al posto dello scontrino. 

In quest’ultimo caso i forfetari non hanno l’obbligo di emettere né scontrino fiscalefattura elettronica ma possono continuare a utilizzare la fatturazione cartacea.

Per incentivare, comunque, il passaggio alla fatturazione elettronica dei forfetari, è prevista la riduzione di un anno del termine di decadenza per gli avvisi di accertamento.

Quindi, per le Partite Iva forfetarie che dal 1° gennaio 2020 sceglieranno di fatturare esclusivamente in modalità elettronica, il termine di decadenza per gli accertamenti passerà da 5 a 4 anni.

Ti rimangono dei dubbi?

Se sei un esercente della provincia di Varese e desideri comprendere i tuoi obblighi in base alle ultime precisazione dell’Agenzia delle Entrate, contatta il nostro studio di commercialisti. 

Sapremo chiarirti il quadro normativo e fornirti consigli in linea con la tua attività, il tuo fatturato, la tua posizione contributiva.

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L'intelligenza artificiale per il commercialista 4.0

L’intelligenza artificiale per il commercialista 4.0

L‘intelligenza artificiale è il nuovo importante elemento che è entrato a far parte delle nostre vite in molti settori, dalla quotidianità domestica al lavoro.

Cos’è l’intelligenza artificiale, come può essere definita? Detto in termini generici, l’intelligenza artificiale è la capacità di un sistema informatico di svolgere funzioni e individuare soluzioni tipiche della mente umana, grazie a specifici algoritmi,

Gli ambiti di applicazione dell’intelligenza artificiale sono ormai numerosi: dal marketing alla sanità, dalla cybersecurity alla gestione dei magazzini.

L’intelligenza artificiale è oggi una componente importante anche del settore contabile, finanziario e fiscale, e comincia a destare qualche preoccupazione nei professionisti, dettata, non del tutto a torto, dal timore che la “macchina” possa sostituirsi completamente alla competenza umana.

In effetti i sistemi d’intelligenza artificiale applicati alla contabilità, adottati internamente da molte imprese, rischiano di limitare il campo d’intervento dei commercialisti: secondo l’Ordine professionale, l’aumentata capacità delle aziende di gestire le questioni fiscali in autonomia si ripercuoterà sul 77% degli iscritti. 

Quindi il commercialista deve ridisegnarsi un ruolo, passando dal fornire prevalentemente una consulenza fiscale alla capacità di affiancare le imprese in operazioni di più ampio respiro, come le riorganizzazioni aziendali o le fusioni e acquisizioni.

Da questo punto di vista l‘intelligenza artificiale si sta rivelando, per noi commercialisti, una sfida ma anche una grande opportunità, l’opportunità di mettere in evidenza la nostra professionalità, delegando alla “macchina” compiti che richiedono sì intelligenza e precisione ma che non necessitano della competenza e sensibilità umane.

Con l’intelligenza artificiale gli studi professionali potranno gestire più clienti e il commercialista si ritroverà a disposizione più tempo per studi e analisi, trasformandosi in un consulente finanziario a tutto campo.

Intelligenza artificiale e contabilità: quali applicazioni?

L‘intelligenza artificiale è già presente in molti sistemi di gestione della contabilità clienti/fornitori, dove svolge funzioni anche di rilievo.

Un’applicazione utilissima dell’intelligenza artificiale nella gestione contabile riguarda, ad esempio, la capacità della “macchina” di controllare i nuovi fornitori (punteggi di credito o informazioni fiscali), anche utilizzando i portali dedicati.

Ancora: l’intelligenza artificiale consente di velocizzare e, allo stesso tempo, rendere più preciso il lavoro delle chiusure mensili o trimestrali.

Anche nell’attività di controllo delle spese di un cliente, il commercialista può affidarsi alla “macchina”, che è in grado di vagliare tutte le ricevute e segnalare eventuali anomalie.

Risposte rapide ai clienti grazie ai chatbot

Per rispondere alle domande più semplici dei clienti, le cosiddette FAQ, per ricordare loro le scadenze fiscali o i pagamenti, lo studio professionale può avvalersi di robot, i chatbot, software in grado di interagire con l’utente adottando comportamenti umani. 

A molti sarà capitato di imbattersi in un chatbot navigando in rete. Spesso hanno anche nomi e faccine, per dare maggiormente l’idea della relazione fra umani. I chatbot sono utili strumenti per ridurre il carico di lavoro del commercialista e i tempi di attesa dei clienti.

Tutte queste applicazioni dell‘intelligenza artificiale, liberando, come detto, il professionista da una serie significativa di incombenze, si trasformano in un prezioso vantaggi per i clienti, a cui il commercialista potrà dedicare momenti di confronto, occasioni di formazione e approfondimento, analisi accurate di situazioni e difficoltà.

Le prospettive: la collaborazione uomo-macchina

Le enormi potenzialità dell’intelligenza artificiale non possono essere trascurate da nessun settore di impresa. E abbiamo visto come questo valga anche per i commercialisti. Va vista da un lato come un mezzo per servire più rapidamente e con minimi (o nulli) margini di errore i clienti, dall’altro come un’irrinunciabile (e, se vogliamo, inevitabile) occasione per aggiornare la figura del commercialista.

Ormai è un’esigenza di business. Chi non si convertirà all’intelligenza artificiale, rischia di essere messo in un angolo rispetto ai concorrenti più aperti all’innovazione.

A noi professionisti spetta quindi un cambio di mentalità: dobbiamo acquisire nuove competenze informatiche e modificare l’organizzazione del lavoro nel nostro studio, individuando gli ambiti da affidare all’intelligenza artificiale e quelli da riservare all’ingegno umano.

Una volta trovato il giusto mix, si aprirà per noi e per i nostri clienti una fase caratterizzata da grande efficienza e produttività, con notevole soddisfazione di entrambe le parti.

Aperti al futuro e all’innovazione

L’intelligenza artificiale è un compagno di viaggio anche del nostro studio, da sempre sensibile alle innovazioni che possano migliorare la qualità del nostro servizio.

Nell’area di Varese ci poniamo come un punto di riferimento per le piccole, medie e grandi imprese, che si affidano a noi con la certezza di fruire di prestazioni e competenze di alto profilo.

Con l’introduzione di sistemi di intelligenza artificiale possiamo essere sempre più efficienti e affidabili senza trascurare le relazioni personali; anzi, l’utilizzo della “macchina” ci consentirà di dare sempre più ascolto al singolo cliente e di consigliarlo in base alla nostra pluriennale esperienza, dove il fattore umano continua a essere determinante.

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