La digitalizzazione non sminuisce ma potenzia il ruolo da consulente di una figura professionale che raccoglie in sé un ampio ventaglio di competenze, in grado di affiancare le imprese in ogni nuova sfida.

Quando nel 2015 venne introdotto il 730 precompilato e nel 2018 prese il via la fatturazione elettronica, in molti parlarono di una ormai prossima fine della figura del commercialista.

In realtà, oltre al fatto che per le fatture elettroniche imprese e professionisti hanno dovuto chiedere aiuto ai commercialisti, il campo d’azione di questa professione si sta ampliando.

Una vasta serie di nuovi adempimenti, anche collegati alla pandemia (si pensi solo al periodo delle aperture in base ai Codici Ateco e alle relative filiere, o alle misure di prevenzione da introdurre in azienda), portano soprattutto le Pmi a rivolgersi al loro principale consulente, che di solito è il dottore commercialista.

È impensabile, infatti, che per decidere un investimento o per ricercare finanziamenti o per applicare le varie normative in tema di sicurezza, privacy e, più di recente, sostenibilità, un piccolo/medio imprenditore si rivolga di volta in volta a un professionista specializzato.

Un uomo guarda una parete blu piena di post-it

È più naturale che prenda come riferimento la persona che meglio conosce l’azienda, i suoi bilanci, il suo settore, le sue eventuali difficoltà.

I campi in cui i dottori commercialisti possono spaziare sono ormai numerosi.

Ne prendiamo in considerazione alcuni che, come vedremo, sono di principale importanza nella vita delle imprese.

Intanto va detto che molti commercialisti, complici proprio la fatturazione elettronica e poi la pandemia, si sono digitalizzati, offrendo ai clienti anche piattaforme con nuovi servizi.

È vero che qualche professionista guarda ancora al digitale come a un concorrente ma appare sempre più chiaro che, in realtà, le nuove tecnologie consentono al commercialista di sganciarsi dalla pura contabilità e fiscalità per diventare un consulente d’azienda a tutto tondo.

Questo gli richiede una costante attenzione alla formazione. In tal senso gli Ordini professionali mettono a disposizione corsi e documentazione per consentire agli iscritti periodici aggiornamenti.

A fianco delle startup

Le scelte strategiche iniziali, quando si avvia un’impresa, sono quelle che ne determineranno, in buona misura, il successo.

È quindi importante che i neo imprenditori abbiano al proprio fianco, fin dai primi passi, un professionista in grado di guidarli in alcuni passaggi fondamentali, come la predisposizione del Business Plan; un professionista che conosca il mercato e le normative di riferimento e sappia consigliare la forma giuridica più appropriata.

Senza dimenticare la necessità per la startup di individuare fonti di finanziamento: bandi europei e nazionali, fondi di venture capital.

Per tutto ciò occorre avere competenze che vanno dalla conoscenza della finanza aziendale e della fiscalità (nazionale e internazionale) al diritto societario e alla contrattualistica commerciale.

Competenze tutte presenti nel portfolio di molti dottori commercialisti. 

La delicata fase del passaggio generazionale nelle imprese

Quando invece l’azienda è da tempo avviata, ha alle spalle una storia fiorente e il fondatore si appresta a cedere il timone, il commercialista può essere la figura più idonea per guidare il passaggio generazionale.

Si tratta di una fase delicata, in cui continuità e innovazione vanno contemperate, per non intimorire clienti, fornitori e azionisti.

Solitamente, nel caso delle imprese familiari, che in Italia sono numerose, il commercialista è il “confidente”, a stretto contatto con l’imprenditore e i suoi familiari.

Al momento della trasmissione delle leve di comando, potrà essere lui ad assumere il ruolo di mediatore, non solo per le sue competenze aziendalistiche e tributarie, ma soprattutto per la sua conoscenza delle peculiarità dell’impresa e delle persone che la dirigono.

Il commercialista sarà pertanto in grado di individuare gli strumenti più opportuni per la tutela del patrimonio economico e reputazionale dell’azienda nel momento in cui passa in nuove mani. 

Quando l’azienda punta ai mercati esteri

Per molte aziende l’apertura ai mercati esteri è un’opzione ineludibile per poter continuare a crescere.

Prima di compiere il passo, occorrono però un’analisi dei punti di forza e di debolezza raffrontati al nuovo panorama competitivo, e uno studio dettagliato di cosa comporterà il processo di internazionalizzazione: una nuova pianificazione fiscale, l’adesione a convenzioni internazionali, la conoscenza della disciplina delle dogane, la valutazione delle modalità di trasporto e dei rischi e vantaggi propri di ogni Paese.

Anche in questo caso, scorgiamo nel commercialista il professionista che ha il polso effettivo dello stato di salute di un’impresa, delle sue potenzialità e dei suoi limiti. Con lui, l’imprenditore potrà valutare i pro e i contro del salto oltre i confini nazionali.

Quando l’azienda è in difficoltà: il commercialista nella crisi d’impresa

Il dottore commercialista può fare molto sia per la prevenzione sia per la gestione della crisi d’impresa.

Allo scopo di prevenire può consigliare all’imprenditore di adottare un modello organizzativo atto a cogliere immediatamente eventuali segnali di difficoltà, in modo da intervenire prima di arrivare all’apertura della procedura di allerta da parte dell’organo di controllo.

Con le sue competenze il commercialista è in grado di valutare l’incidenza sul bilancio delle soluzioni approntate dall’imprenditore, affiancandolo nel tentativo di superare lo stallo.

In caso di avvio delle procedure di crisi, in base al D.lgs. 12 gennaio 2019, n. 14, che istituisce il nuovo Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, poi corretto e integrato dal D.lgs. 26 ottobre 2020, n. 147, il dottore commercialista potrà essere tra i membri dell’organismo di composizione della crisi d’impresa (OCRI). 

Fra le modifiche introdotte dal D.lgs. 26 ottobre 2020, n. 147, c’è l’attestazione della frequenza a corsi di formazione tra i requisiti che i professionisti iscritti agli Ordini professionali degli avvocati, dei dottori commercialisti, degli esperti contabili e dei consulenti del lavoro debbono possedere per potersi registrare all’Albo dei gestori della crisi. 

Gli adempimenti per attestare la sostenibilità 

Un altro nuovo fronte che si è aperto per le imprese e per il quale i commercialisti possono dare un importante contributo è quello della sostenibilità.

Ormai il tema coinvolge anche le Pmi. La sostenibilità è un elemento chiave sia per attrarre investimenti sia per conquistare spazi di mercato. 

Clienti e finanziatori sono sempre più attenti alle caratteristiche green di prodotti e servizi, in base agli standard ESG.

Inoltre green economy ed economia circolare stanno dimostrando di essere fonte di nuovi e proficui business.

Il dottore commercialista può guidare l’azienda sia nella valutazione degli investimenti necessari per innovare le modalità di produzione e di governance sia nell’attività di rendicontazione della sostenibilità, contribuendo a impostare una “contabilità ambientale” e a redigere un bilancio ambientale e di sostenibilità.

Molte grandi aziende chiedono ai fornitori di corrispondere agli standard internazionali Esg. Non adeguarsi significa restare fuori da importanti supply chain.   

Il commercialista è un professionista poliedrico

Abbiamo visto alcuni dei campi in cui la consulenza del commercialista è preziosa e ne potremmo citare molti altri: finanza agevolata, quotazioni in Borsa, terzo settore, privacy e Gdpr

Fra l’altro, nel caso di situazioni complesse, il dottore commercialista è la figura ideale per fare da riferimento nel coordinare l’azione di diversi specialisti.

Quindi, mettendo a tacere i “gufi” che parlavano di fine della professione, è evidente che il futuro riserva ai commercialisti ampie prospettive di crescita, dove il lavoro consulenziale avrà la prevalenza.

Il nostro studio di commercialisti in Gallarate ha da tempo colto queste opportunità e offre ai propri clienti una vasta gamma di servizi e competenze, in grado di rispondere in modo esaustivo a tutte le necessità, ai dubbi, ai nuovi problemi delle aziende.

La formazione continua è il nostro “mantra”, perché desideriamo essere un punto di appoggio fermo e rassicurante per ogni imprenditore.