Quando cominci un progetto di commercio elettronico non basta pensare alla parte operativa, quella tecnologica: partita iva, adempimenti per messa online del sito e tasse da pagare. Puoi decidere di vendere online come lavoro principale, una vera attività imprenditoriale quindi, come fonte di entrate aggiuntiva o come test per un’idea di prodotto o servizio.

Puoi vendere beni e servizi alle persone o alle aziende, oppure distribuire on-line contenuti digitali come corsi o pubblicazioni: la natura di un negozio elettronico può essere la più diversa, ma dal punto di vista fiscale deve esserti chiaro da subito cosa prevedono le norme e rispettarle per essere in regola.

Prima di partire: pianificazione di marketing, ma anche fiscale

Molti si buttano in questo tipo di attività commerciale per sentito dire, per l’entusiasmo che suscitano molti casi di successo o anche per cercare un’alternativa di lavoro. Non basta però avere qualcosa da vendere per aprire un e-commerce, il ragionamento che devi fare è lo stesso che faresti per aprire un negozio fisico.

Devi tenere in considerazione i costi fissi e variabili, le spese per il tuo negozio virtuale (la realizzazione di un sito), le competenze di marketing necessarie per farlo funzionare (anche queste sono un costo, se ti devi formare), la logistica, il budget pubblicitario e le tasse da pagare, ovviamente.

Per l’aspetto burocratico, gestire un ecommerce può essere più complesso di quello che pensi. Quando hai un’attività di commercio elettronico può capitare di vendere anche fuori dai confini nazionali, come ti devi comportare in questi casi dal punto di vista fiscale? Come devi emettere correttamente fattura ed evitare così delle sanzioni da parte del fisco?

Per queste ragioni hai bisogno di un consulente, un commercialista preparato che ti metta in guardia fin da subito, fino dalla stesura del tuo business plan d’impresa, su tutto quello che comporta avere un negozio online.

Cosa serve per partire: la partita iva per ecommerce

Come per ogni attività professionale, anche per partire con un e-commerce ti serve una partita iva, ma non solo. Ecco la lista degli adempimenti necessari per aprire il tuo negozio online:

  1. Per prima cosa devi dotarti di Partita IVA, puoi farlo anche per via telematica
  2. Devi dichiarare l’inizio dell’attività al tuo Comune di residenza mediante la presentazione della SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività)
  3. Devi iscriverti al registro imprese della Camera di Commercio dove ha sede l’attività
  4. Trattandosi di attività commerciale, hai bisogno di iscriverti all’INPS
  5. Codice Ateco commercio elettronico: qualsiasi sia il prodotto che intendi vendere, il codice ateco è: 47.91.10 “Commercio al dettaglio di prodotti via internet”.

Non ti serve la Partita IVA solo se i prodotti che vendi possono essere classificati come opere artistiche, o frutto del tuo ingegno creativo, e se non svolgi la tua attività in modo professionale e organizzato come un lavoro vero e proprio.

La fatturazione delle tue vendite online

Dal punto di vista fiscale, per il tuo negozio online hai l’obbligo di conservare tutte le fatture di acquisto della merce ed emettere fattura se richiesta dal cliente che acquista, oppure puoi  annotare gli incassi sul registro dei corrispettivi.

Tra le informazioni e i contenuti della home page del tuo sito ecommerce dovrai inserire tutte le informazioni fiscali della tua attività: ragione sociale, indirizzo completo, Partita IVA e Numero REA.

Se hai scelto la Srl (Società a Responsabilità Limitata, cioè società di capitali) come forma giuridica della tua attività, devi pubblicare il capitale sociale versato.

Devi essere in possesso dei requisiti necessari, elencati più sopra, prima di andare online col tuo sito e-commerce e non dopo, perché non saresti in regola, rischieresti di incorrere in sanzioni.

Cambia qualcosa con il Dropshipping?

La tua modalità di vendita può essere quella classica, cioè produci qualcosa che vendi online, oppure puoi essere un rivenditore, cioè acquistare e rivendere prodotti di altri, magari provenienti dall’estero, col tuo nome e il tuo marchio sulle confezioni, senza possederli materialmente nel tuo magazzino. È quello che in gergo si chiama “Dropshipping”. 

Anche per questo modo di fare e-commerce valgono gli adempimenti di cui abbiamo parlato fin qui, dalla Partita IVA in avanti.

I requisiti che devi avere per per vendere alimentari online

Se nel tuo ecommerce vuoi vendere prodotti alimentari, ci sono dei requisiti professionali specifici che devi avere e sono:

  • Aver frequentato con esito positivo un corso professionale per il commercio relativo al settore merceologico alimentare, istituito o riconosciuto dalla regione;
  • Aver esercitato in proprio, per almeno due anni negli ultimi cinque, attività commerciale di vendita di alimentari al dettaglio o all’ingrosso, oppure aver prestato la tua opera presso imprese del settore (es. Come dipendente qualificato addetto alla vendita o all’amministrazione oppure quale coadiutore familiare dell’imprenditore comprovata dall’iscrizione all’INPS, coniuge, parente o affine entro il terzo grado);
  • Essere stato iscritto negli ultimi cinque anni al Registro Esercenti il Commercio (REC) per uno dei gruppi merceologici dei settori alimentare, carni e prodotti ittici, alimentare e non.

La contabilità e le tasse che dovrai pagare

Non basta andare online con un sito ecommerce per vendere e mandare avanti un’attività imprenditoriale. Nella tua pianificazione devi tenere conto anche delle tasse che dovrai pagare sulle tue auspicate vendite.

Di quale pressione fiscale stiamo parlando? Se il fatturato del tuo e-commerce supera i 15.878 euro ma è inferiore a 47.143 euro, oltre ai contributi fissi, dovrai pagare i contributi per il 24,09%. Per il reddito superiore ai 47.143 euro e fino ai 78.572 euro, pagherai i contributi nella percentuale del 25,09%.

Per quanto riguarda la tenuta dei conti, la contabilità semplificata è il regime naturale se come forma societaria hai scelto l’impresa individuale o quella di società di persone quando i ricavi riferiti all’anno precedente, o quelli previsti per le nuove imprese, non superano determinati limiti. In tutti gli altri casi si applica la contabilità ordinaria.

Per quanto riguarda la gestione dell’IVA, dal 1° luglio 2021, fino alla soglia minima annua di 10.000 euro, l’IVA viene applicata nel Paese di chi vende; al superamento di questa soglia minima annua, verrà applicato l’ordinario criterio basato sul luogo di destinazione dei beni, cioè nel paese dell’acquirente.