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	<title>Studio Commercialista Caruggi Umberto</title>
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	<title>Studio Commercialista Caruggi Umberto</title>
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		<title>Quali sono le conseguenze della mancata presentazione della dichiarazione dei redditi</title>
		<link>https://studiocaruggi.it/quali-sono-le-conseguenze-della-mancata-presentazione-della-dichiarazione-dei-redditi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Umberto Caruggi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Dec 2022 08:08:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fiscale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Termini da rispettare, sanzioni e obbligo di controllo: la responsabilità non è tutta nelle mani del commercialista. </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Termini da rispettare, sanzioni e obbligo di controllo: la responsabilità non è tutta nelle mani del commercialista.</em></p>
<p>Le dichiarazioni dei redditi hanno scadenze specifiche, se non vengono rispettate si può incorrere in sanzioni amministrative e talvolta anche penali. Parliamo di dichiarazione dei redditi omessa quando questa viene presentata con un <strong>ritardo superiore a 90 giorni</strong> dalla scadenza del termine di presentazione.</p>
<p>Il termine di presentazione telematica delle dichiarazioni annuali dei redditi è fissato al <strong>30 novembre</strong> dell&#8217;anno successivo alla scadenza del periodo d’imposta, mentre il pagamento delle tasse inizia generalmente a giugno.</p>
<p>E passato il termine? Hai ancora 90 giorni per presentare una dichiarazione tardiva che ti costa solo una piccola sanzione, senza incappare in altre conseguenze.</p>
<p>Quali sono i motivi per cui non dovresti riuscire a presentare la dichiarazione dei redditi? Sono diversi, alcuni in buona fede, altri in cattiva fede, anche se non è detto che chi non presenta una dichiarazione dei redditi lo fa per non pagare le tasse. Chi vuole evadere generalmente trova strumenti più sofisticati e la dichiarazioni cerca di presentarla comunque sempre.</p>
<p>Anche se sembra strano, capita spesso che una persona non presenti la dichiarazione perché non sa di doverlo fare.</p>
<h2>Non tutti devono fare la dichiarazione dei redditi</h2>
<p>Nel caso di persone fisiche, non tutti hanno l’obbligo di presentare la dichiarazione dei redditi.</p>
<p>Le persone fisiche che devono sempre presentare la dichiarazione dei redditi sono quelle che:</p>
<ul>
<li>Hanno l&#8217;obbligo di tenere delle scritture contabili</li>
<li>Percepiscono esclusivamente redditi dalla locazione di fabbricati per i quali si è scelta nel contratto la cedolare secca</li>
<li>Devono versare addizionali all’IRPEF, alla Regione o ai Comuni, perché trattenute in misura inferiore a quella dovuta</li>
</ul>
<p>Anche se esonerati, è sempre possibile presentare la dichiarazione dei redditi se hai interesse a recuperare le detrazioni che ti spettano per oneri sostenuti o chiedere rimborsi relativi a crediti o eccedenze di versamenti che derivano dalle dichiarazioni degli anni precedenti o da acconti versati.</p>
<p>Invece, sei esonerato dalla presentazione della dichiarazione se:</p>
<ul>
<li>Possiede solo l’<strong>abitazione principale</strong>, relative pertinenze e altri fabbricati non locati. L’esonero non si applica se il fabbricato non locato è situato nello stesso comune dell’abitazione principale.</li>
<li>Possiedono redditi da Lavoro dipendente o pensione certificati dal sostituto di imposta obbligato a trattenere le imposte, e nel caso di più sostituti, a condizione che l’ultimo sostituto abbia effettuato il conguaglio su tutti i redditi.</li>
<li>Hai Redditi di Lavoro dipendente o pensione + Abitazione principale e , relative pertinenze e altri fabbricati non locati, (purché il fabbricato non locato sia in un comune diverso da dove si abita, certificazione dei redditi da parte dell’ultimo sostituto di imposta con conguaglio).</li>
<li>Possiedi redditi derivanti da <strong>Rapporti di collaborazione coordinata e continuativa</strong> compresi i lavori a progetto.</li>
<li>Possiedi <strong>Redditi esenti</strong> quali ad esempio: rendite erogate dall’INAIL esclusivamente per invalidità permanente o per morte, alcune borse di studio, pensioni di guerra, pensioni privilegiate ordinarie corrisposte ai militari di leva, pensioni, indennità, comprese le indennità di accompagnamento e assegni erogati dal Ministero dell’Interno ai ciechi civili, ai sordi e agli invalidi civili, compensi derivanti da attività sportive dilettantistiche per un importo complessivamente non superiore a euro 7.500,00.</li>
<li>Hai <strong>Redditi soggetti ad imposta sostitutiva</strong> (diversi da quelli soggetti a cedolare secca), quali ad esempio interessi sui BOT o sugli altri titoli del debito pubblico.</li>
<li>Possiedi <strong>Redditi soggetti a ritenuta</strong> alla fonte a titolo di imposta quali ad esempio gli interessi sui conti correnti bancari o postali;<br />
Si possiedono redditi per i quali è dovuta un’imposta non superiore ad euro 10,33. L’imposta si calcola sul reddito complessivo al netto della deduzione per l’abitazione principale e relative pertinenze al netto delle detrazioni per carichi di famiglia, detrazioni per redditi di lavoro dipendente, pensione e/o altri redditi, ritenute.</li>
</ul>
<h2>Le sanzioni penali per omessa dichiarazione dei redditi</h2>
<p>Passati 90 giorni dal termine previsto per l’invio telematico, ti trovi nel caso di omessa dichiarazione. In questo caso le conseguenze, oltre che amministrative (sanzioni) possono essere anche penali.</p>
<p>L’omessa dichiarazione dei redditi <strong>diventa reato</strong>, generalmente, quando l&#8217;imposta dovuta supera i 50 mila euro per ogni tipo d’imposta (ma esistono una serie di casi specifici). La pena prevista è la reclusione da 1 a 6 anni.</p>
<p>Hai presentato la dichiarazione dei redditi ma non hai versato le imposte</p>
<p>Se sei un lavoratore autonomo con Partita IVA, o un normale contribuente, e non hai versato le imposte dovute, riceverai dei solleciti di pagamento come primi atti formali da parte dell’Agenzia delle Entrate.</p>
<p>Dopo circa un anno, ti arriverà una comunicazione con l’importo che dovevi pagare maggiorato di una sanzione del 10% e una percentuale d’interessi che va dal 1,25% all’1,5%.<br />
Sei tenuto a pagare quanto dovuto, comprese le sanzioni, in un’unica soluzione, entro 30 giorni oppure puoi anche chiedere di frazionare il pagamento fino ad un massimo di 20 rate trimestrali (a seconda degli importi da pagare).</p>
<p>Se, per varie ragioni, ignorerai questo avviso e non saldi il tuo debito col fisco, scatteranno le tanto temute cartelle esattoriali da parte dell’Agenzia delle Entrate. Oltre a quanto dovuto all’origine, la sanzione sale al 30% sommata agli interessi e gli oneri di riscossione. Anche in questa fase, potrai decidere di rateizzare il pagamento dovuto fino ad un massimo di 120 rate mensili (a determinate condizioni).</p>
<h2>Cosa fare prima degli avvisi: il ravvedimento</h2>
<p>Hai a disposizione, però, un modo per rimediare a una situazione di omesso pagamento delle imposte, il ravvedimento operoso. Puoi metterlo in pratica prima di ricevere il primo avviso, quello bonario da parte dell’Agenzia delle Entrate.</p>
<p>I tipi di ravvedimento operoso sono:</p>
<ul>
<li>Ravvedimento <strong>Sprint</strong>: ritardo da 1 a 14 giorni, sanzioni allo 0,1% giornaliero oltre interessi</li>
<li>Ravvedimento <strong>Breve</strong>: ritardo da 15 a 30 giorni, sanzioni all’1,5% oltre interessi</li>
<li>Ravvedimento <strong>Intermedio</strong>: ritardo da 30 a 90 giorni con sanzioni all’1,67% oltre interessi</li>
<li>Ravvedimento <strong>Lungo</strong>: ritardo da 90 giorni ad un anno, con sanzioni al 3,75% oltre interessi</li>
<li>Ravvedimento<strong> Biennale</strong>: ritardo da un anno a due, con sanzioni al 4,29% oltre interessi</li>
<li>Ravvedimento <strong>Lunghissimo</strong>, ritardo da due anni e fino ai termini per l’accertamento, con sanzioni al 5% oltre interessi Gli interessi per tutti i casi di ravvedimento sono calcolati in base al tasso legale del momento.</li>
</ul>
<h2>Il commercialista e le tue responsabilità</h2>
<p>Per evitare d’incorrere in sanzioni amministrative anche molto salate, o conseguenze anche peggiori, è bene rispettare le scadenze di pagamento delle tasse. In questo il tuo commercialista è sempre un valido aiuto sia per la raccolta dei documenti necessari sia per ricordarti le scadenze e gli adempimenti necessari e, nel caso di delega, anche di rispettarli per tuo conto.</p>
<p>Ricorda inoltre che <strong>‘delegare’ non significa che puoi disinteressarti</strong> della gestione della burocrazia legata ai tuoi affari. Hai comunque un obbligo di controllo di ciò che fa il professionista che ti segue, oltre a dover fornire per tempo tutta la documentazione necessaria.</p>
<p>Stai cercando un consulente per la tua dichiarazione dei redditi? Contattami.</p>
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		<item>
		<title>Quando l’aiuto del commercialista può fare la differenze</title>
		<link>https://studiocaruggi.it/quando-laiuto-del-commercialista-puo-fare-la-differenze/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Umberto Caruggi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Oct 2022 08:55:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Imprese]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per professionisti, PMI e startup, il commercialista può diventare una figura fondamentale, sia per affrontare una crisi sia per gestire la crescita. </p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><span style="font-weight: 400;">Soprattutto per professionisti, PMI e startup, il commercialista può diventare una figura fondamentale sia per affrontare una crisi sia per gestire la crescita e scalare il proprio business.</span></em></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Se pensi che il lavoro del commercialista si fermi agli adempimenti tecnici e specifici ti sbagli. Nella maggior parte dei casi, il nostro lavoro diventa quello del <strong>consulente</strong>, con un coinvolgimento più profondo, soprattutto nel rapporto professionale con le piccole e medie imprese di cui il nostro paese è ricco, ma non solo con loro.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il commercialista è colui a cui chiedono aiuto aziende e professionisti quando i conti non tornano. Uno dei problemi più rilevanti è la mancanza di liquidità, spesso causata dall’insolvenza dei clienti; un problema che si può riflettere a cascata, in un circolo vizioso che mina tutto il sistema.</span></p>
<h1><span style="font-weight: 400;">Aziende in crisi: dalla contabilità al controllo di gestione</span></h1>
<p><span style="font-weight: 400;">I problemi di un’azienda che non funziona bene sono dovuti al fatto che chi opera al suo interno è troppo influenzato dalla situazione attuale, spesso con difficoltà e impossibilità di comprendere quali sono i punti deboli da rinforzare e le modalità di gestione da modificare. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Una visione dall’esterno è più ampia, chiara e completa. Pertanto, un supporto esterno, da parte di un esperto che non è coinvolto emotivamente o economicamente nella crisi aziendale, può davvero fare la differenza. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per analizzare la situazione a 360 gradi, trovare tutte le lacune, le problematiche da risolvere e i settori da risanare, è importante quindi affidarsi a un professionista del settore esterno all’azienda, un esperto in diritto societario, contabilità, controllo di gestione, pianificazione finanziarie e anche operazioni straordinarie. In particolare:</span></p>
<ul>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">Il <strong>controllo di gestione</strong> è un processo che mira alla verifica del mantenimento dell’economicità della gestione o, in caso di riduzione dei margini e degli utili, alla riduzione al minimo delle perdite, al fine di salvaguardare la struttura aziendale in attesa di tempi migliori. </span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">Le operazioni straordinarie, come la fusione di due imprese, possono avere diversi obiettivi, come quello di consolidare l’indebitamento e trasformarlo a medio e lungo termine in modo da poterlo affrontare con maggiore tranquillità. In questi casi, l’assistenza di un professionista nella redazione di progetti, programmi, budget e business plan, nel rapporto con le aziende di credito, può essere molto utile nel raggiungimento degli obiettivi prefissati.</span></li>
</ul>
<p><span style="font-weight: 400;">Uno studio di commercialisti può non occuparti di tutte queste attività, ma può essere molto utile soprattutto nella parte di controllo di gestione.</span></p>
<h1><span style="font-weight: 400;">Non solo numeri</span></h1>
<p><span style="font-weight: 400;">I commercialisti devono a volte trasformarsi anche in </span><b>consulenti di marketing</b><span style="font-weight: 400;">, soprattutto per gli imprenditori a capo di piccole e medie imprese che non hanno le risorse per assumere esperti di marketing esterni.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Possono fungere da </span><b>consulenti legali</b><span style="font-weight: 400;"> specializzati, per esempio, in frode fiscale e contabilità forense. Devono anche avere familiarità con le normative e i trattati esteri quando i loro clienti esportano i loro prodotti all&#8217;estero o analizzano le possibilità di una fusione e acquisizione. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nel caso di professionisti del </span><b>digital marketing</b><span style="font-weight: 400;">, i commercialisti devono sapere come gestire i costi per la pubblicità online su piattaforme come Google, YouTube o Facebook e come trattare eventuali entrate che arrivano da soggetti giuridici stranieri, a cui fanno di solito capo molte aziende del mondo Internet. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un&#8217;altra specializzazione molto richiesta agli studi di commercialisti è quella nel </span><b>settore delle startup</b><span style="font-weight: 400;">, un ambito in cui sono continui i cambiamenti legislativi. Le competenze del commercialista di una startup possono fare la differenza tra una partenza promettente e un’idea imprenditoriale che invece muore sul nascere.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Non solo per le startup, può essere fondamentale avere un consulente preparato su</span><b> bandi e finanziamenti</b><span style="font-weight: 400;">, sia nazionali che europei. Un commercialista aggiornato su questi aspetti è in grado di offrire opportunità importanti ai propri clienti, oltre che seguire poi la raccolta e la predisposizione dei documenti per accedere ai bandi e la redazione del progetto stesso.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Tutti questi esempi, diversi tra loro, ti fanno capire come il ruolo del commercialista sia diventato davvero trasversale e indispensabile per le aziende.</span></p>
<h1><span style="font-weight: 400;">Recupero crediti e rischio d’insolvenza</span></h1>
<p><span style="font-weight: 400;">Anche nel settore del </span><b>recupero crediti</b><span style="font-weight: 400;"> il commercialista ha un ruolo fondamentale e il suo lavoro è strettamente correlato alle performance dei suoi clienti. Un cliente con tanti crediti insoluti e senza liquidità è un cliente che rischia di diventare, suo malgrado, anche un cattivo debitore, con ripercussioni negative per lo stesso commercialista.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">È certamente vero che, utilizzando determinati strumenti, i consulenti possono aiutare i propri clienti a evitare di pagare troppo e a riprendersi da eventuali perdite.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In fase preventiva, l&#8217;utilizzo d’informazioni commerciali relative a potenziali clienti/fornitori è sicuramente utile per evitare di dover affrontare successivamente fatture in sospeso mentre, quando sono già presenti, l&#8217;indagine patrimoniale può fornire gli elementi utili per determinare quali sono le posizioni su cui poter agire quelle che invece sono pronte per passare a perdita, rientrando così più direttamente nella gestione contabile dell’azienda.</span></p>
<h1><span style="font-weight: 400;">Il commercialista e i nuovi business</span></h1>
<p><span style="font-weight: 400;">Nuove attività online e nuove professioni ‘atipiche’, inquadramento fiscale di nuovi mondi come quello delle criptovalute, degli NFT e della blockchain: il commercialista oggi ha a che fare con una richiesta di competenze sempre più vaste da parte dei clienti, nella doppia veste sempre di gestore della contabilità e anche di consulente.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">I cambiamenti tecnologici generano iniziative imprenditoriali sempre diverse e spesso le norme sono più lente della trasformazione del mercato. Per questo motivo la scelta del  professionista da cui farti assistere deve dipendere anche dalla sua specializzazione e dall’ attenzione, nel caso di new business, alle novità e alla corretta regolamentazione da applicare.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Partite Iva e Fondi pensione: un investimento per il futuro</title>
		<link>https://studiocaruggi.it/partite-iva-e-fondi-pensione-un-investimento-per-il-futuro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Umberto Caruggi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Sep 2022 19:58:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fiscale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://studiocaruggi.it/?p=4599</guid>

					<description><![CDATA[<p>Anche per i liberi professionisti, forse più che per i lavoratori dipendenti, è opportuno iniziare a pensare a una pensione integrativa. Ecco alcuni spunti per una scelta informata.  </p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><span style="font-weight: 400;">Anche per i liberi professionisti, forse più che per i lavoratori dipendenti, è opportuno iniziare a pensare a una pensione integrativa. Ecco alcuni spunti per una scelta informata.</span><span style="font-weight: 400;"> </span></em></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il generale aumento dell’aspettativa di vita e le condizioni critiche del sistema previdenziale italiano sono due validi motivi per prendere in considerazione l’idea di una </span><b>pensione integrativa</b><span style="font-weight: 400;">, che possa assicurare una futura tranquillità economica.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’Italia è un Paese “vecchio”. Come si legge nel report dell’Ocse “Pensions at a glance 2021” (“Un’occhiata alle pensioni”), l’età media nazionale, pari a 47,3 anni (solo il Giappone ci supera con 48,4 anni), ha un impatto negativo su quello che viene chiamato tasso di dipendenza, cioè il numero di persone over 65 per ogni 100 persone in età da lavoro (20-64 anni). In Italia gli over 65 sono 39,5. Le previsioni parlano, per il 2050, di 74 ultrasessantacinquenni per ogni 100 lavoratori.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Questi dati, a cui andrebbero aggiunte le difficoltà economiche, fra cui la più recente crisi dovuta alla pandemia, spingono, soprattutto i più giovani, a riflettere sulle proprie prospettive pensionistiche.</span><span style="font-weight: 400;"> </span></p>
<h2><span style="font-weight: 400;">Cos’è una pensione integrativa e come funziona?</span></h2>
<p><span style="font-weight: 400;">La</span><b> pensione integrativa</b><span style="font-weight: 400;"> è una forma di previdenza complementare, che va a sommarsi alla pensione erogata dall’Inps. È disciplinata dal D.lgs. 5 dicembre 2005 n. 252.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Come spiega l’art. 6 del Decreto, le forme pensionistiche complementari, nella gestione degli investimenti, sono tenute al rigoroso rispetto di regole di prudenza. Tali regole devono tener conto della finalità previdenziale e non speculativa dell&#8217;investimento stesso.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Si tratta quindi di una forma di investimento a basso rischio, il cui rendimento si accumula per trasformarsi in una rendita al termine del periodo lavorativo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sono due le modalità per accantonare risparmi a fini previdenziali:</span></p>
<ul>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">tramite i </span><b>Fondi pensione</b><span style="font-weight: 400;">;</span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">con i </span><b>Piani individuali pensionistici</b><span style="font-weight: 400;"> (Pip), cioè assicurazioni sulla vita con finalità previdenziali.</span></li>
</ul>
<p><span style="font-weight: 400;">I Fondi possono essere:</span></p>
<ul>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">“chiusi”, cioè forme pensionistiche previste da accordi aziendali e collettivi e quindi riservate a precise categorie di lavoratori;</span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">“aperti”, istituiti da banche, assicurazioni, società di gestione del risparmio e società di intermediazione mobiliare, e disponibili a tutti, lavoratori dipendenti e autonomi.</span></li>
</ul>
<p><span style="font-weight: 400;">I contributi versati ai </span><b>Fondi pensione</b><span style="font-weight: 400;"> sono deducibili dall’imponibile annuo entro il limite di </span><b>5.164,57 euro</b><span style="font-weight: 400;">.</span><span style="font-weight: 400;"> </span></p>
<h2><span style="font-weight: 400;">Come funziona un Fondo pensione aperto?</span></h2>
<p><span style="font-weight: 400;">I versamenti ai Fondi vengono investiti nei mercati finanziari, i cui rendimenti vanno ad accrescere il capitale accantonato ai fini della </span><b>pensione integrativa</b><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">I rendimenti dei </span><b>Fondi pensione</b><span style="font-weight: 400;"> sono tassati annualmente, ma con un&#8217;aliquota inferiore rispetto ai rendimenti di altri investimenti finanziari: del 20% o del 12,5% per la parte in titoli di Stato. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’entità della </span><b>pensione integrativa</b><span style="font-weight: 400;"> dipenderà dall&#8217;importo complessivo dei contributi versati, dalla durata del periodo di adesione al Fondo e dai risultati degli investimenti.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Attenzione ai costi applicati, che possono avere un impatto rilevante.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">I </span><b>costi dei Fondi pensione</b><span style="font-weight: 400;"> possono essere:</span></p>
<ul>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">diretti, collegati all’adesione (una tantum) o ai versamenti annuali (cifra fissa o percentuale dei versamenti); </span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">indiretti per la gestione degli investimenti (stabiliti in percentuale su base annua); </span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">eventuali, collegati ad alcune scelte dell’aderente (come anticipazioni e riscatti, che vedremo tra poco).</span></li>
</ul>
<p><span style="font-weight: 400;">Per consentire un’adesione informata, la </span><b>Commissione di Vigilanza sui Fondi pensione</b><span style="font-weight: 400;"> mette a disposizione un</span><a href="https://www.covip.it/isc_dinamico/"><span style="font-weight: 400;"> comparatore delle forme pensionistiche complementari</span></a><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La </span><b>pensione integrativa</b><span style="font-weight: 400;"> è reversibile al coniuge o a un’altra persona indicata dall’aderente. In caso di premorienza il capitale può essere riscattato dagli eredi o dalle persone designate.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il capitale accantonato può essere prelevato prima dell’età pensionabile in caso di particolari eventi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Si possono chiedere delle</span><b> anticipazioni </b><span style="font-weight: 400;">per:</span></p>
<ul>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">spese sanitarie straordinarie;</span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">acquisto o ristrutturazione della prima casa;</span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">motivi personali e familiari.</span></li>
</ul>
<p><b>Il capitale può essere interamente riscattato</b><span style="font-weight: 400;"> in caso di invalidità permanente o inoccupazione.</span><span style="font-weight: 400;"> </span></p>
<h2><span style="font-weight: 400;">Fondi pensione e Partite Iva: cosa occorre sapere</span></h2>
<p><span style="font-weight: 400;">I lavoratori autonomi e i professionisti per i quali non siano previste casse professionali per la gestione della previdenza obbligatoria, versano i contributi alla </span><b>Gestione Separata INPS.</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Stiamo parlando di più di quattro milioni di iscritti.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In particolare per loro, il futuro pensionistico si presenta incerto.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Da qui la diffusa esigenza di prendere in considerazione una forma di </span><b>previdenza integrativa</b><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Rispetto a un lavoratore dipendente, che conosce con certezza l’entità delle sue entrate, il libero professionista non può prevedere l’andamento della sua attività</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per questo uno dei criteri da verificare nella </span><b>scelta di un Fondo pensione</b><span style="font-weight: 400;">, oltre alla valutazione dei costi, è la sua </span><b>flessibilità</b><span style="font-weight: 400;">: dovrebbe consentire di decidere di volta in volta l’importo da versare o di interrompere i versamenti per alcuni periodi.</span></p>
<h2><span style="font-weight: 400;">Partite Iva e deducibilità dei versamenti</span></h2>
<p><span style="font-weight: 400;">Per quanto riguarda la</span><b> deducibilità dall’imponibile dei versamenti</b><span style="font-weight: 400;"> ai Fondi pensione, nel caso delle Partite Iva le regole sono diverse tra </span><b>Partite Iva in regime forfettario</b><span style="font-weight: 400;"> e </span><b>Partite Iva ordinarie</b><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nel caso dei </span><b>forfettari</b><span style="font-weight: 400;">, i contributi versati, a differenza di quelli obbligatori per l’Inps, non sono deducibili.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Va però considerato il fatto che la futura prestazione pensionistica sarà soggetta, al momento dell’erogazione, a tassazione (tra il 9 e il 15%, a seconda della durata dell’adesione al Fondo). </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Da questa base imponibile dovrà però essere escluso quanto già tassato in precedenza, e quindi tutti i contributi versati e non dedotti.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per questo i forfettari dovranno inoltrare al Fondo pensione la comunicazione dei </span><b>“contributi non dedotti”</b><span style="font-weight: 400;"> non oltre il 31 dicembre dell’anno successivo a quello del versamento.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per le</span><b> Partite Iva ordinarie</b><span style="font-weight: 400;">, invece, i versamenti al Fondo sono deducibili fino a un massimo di 5.164,57 euro, come per i lavoratori dipendenti.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In caso di superamento di questo limite, il possessore di Partita Iva ordinaria potrà comunicare al Fondo la cifra non dedotta, che andrà a costituire la quota esente da tassazione nella futura prestazione pensionistica.</span><span style="font-weight: 400;"> </span></p>
<h2><span style="font-weight: 400;">Il Fondo Fon.Te</span></h2>
<p><span style="font-weight: 400;">Dall’anno scorso il</span><b> Fondo Fon.Te. </b><span style="font-weight: 400;">(istituito da Confcommercio &#8211; Imprese per l&#8217;Italia, Filcams CGIL, Fisascat CISL e Uiltucs per i dipendenti delle aziende di commercio, turismo e servizi) ha aperto le porte ai lavoratori autonomi e professionisti che abbiano un rapporto di collaborazione non occasionale con aziende dei settori rappresentati.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Si tratta quindi di un fondo di natura negoziale, come i fondi chiusi, che ha però scelto di porsi come fondo di sistema del terziario, rivolgendosi anche alle Partite Iva.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La misura minima dei contributi da versare annualmente è fissata nella percentuale del 3% del reddito d&#8217;impresa o di lavoro autonomo dichiarato ai fini IRPEF e non può essere inferiore ai 1.200 euro annui.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Se sei una</span><b> Partita Iva ordinaria o forfettaria</b><span style="font-weight: 400;">, pensiamo di averti offerto un po’ di elementi su cui ragionare in merito alle </span><b>pensioni integrative</b><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Se ti occorrono altre informazioni e hai bisogno di chiarimenti, se vuoi ricevere più dettagli sulla tipologia dei </span><b>Fondi pensione</b><span style="font-weight: 400;"> e sul loro funzionamento, puoi rivolgerti al nostro </span><b>Studio di commercialisti in Gallarate</b><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Insieme valuteremo la tua situazione economica e finanziaria, le prospettive del tuo settore di attività e l’entità dell’investimento per te più consona. Potrai così operare una scelta motivata e guardare al futuro con più serenità.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Lotta all’evasione: obbligo di fattura elettronica e incrocio dei dati su Pos e carte di pagamento</title>
		<link>https://studiocaruggi.it/lotta-allevasione-obbligo-di-fattura-elettronica-e-incrocio-dei-dati-su-pos-e-carte-di-pagamento/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Umberto Caruggi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 May 2022 13:22:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fiscale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Fisco continua a puntare sulla tecnologia per combattere la piaga del nero. Novità per i professionisti, negozianti e privati.   </p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;"><em>Il Fisco continua a puntare sulla tecnologia per combattere la piaga del nero. Novità sia per i professionisti e lavoratori autonomi con partita iva sia per negozianti e privati. </em></p>
<p></span><span style="font-weight: 400;">Gli strumenti informatici come mezzo per combattere l’evasione fiscale. L’idea non è nuova e le novità tecnologiche a disposizione sono sempre di più e più sofisticate.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un esempio concreto è stata l’introduzione della fatturazione elettronica. Dopo due anni di utilizzo, sono circa 4 milioni i contribuenti che hanno trasmesso oltre 2 miliardi di fatture elettroniche, risultato che ha consentito un incremento del recupero dell’evasione fiscale.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Questo positivo risultato ha stimolato il Consiglio dei Ministri a pensare di </span><b>estendere l’obbligo di fatturazione elettronica</b><span style="font-weight: 400;"> anche per i contribuenti in regime forfettario, cioè quelli che finora non ne avevano l’obbligo. È un provvedimento ufficiale da sabato 30 aprile, con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto legge 36/2022, che stabilisce come giorno di partenza il 1° luglio 2022.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Si parte così ad anno fiscale in corso, senza aspettare oltre.</span></p>
<h2><span style="font-weight: 400;">Fattura elettronica obbligatoria anche per le partite iva in regime forfettario</span></h2>
<p><span style="font-weight: 400;">Qualche dubbio sul provvedimento c’è, soprattutto dopo l’esperienza fatta con il debutto assoluto della fattura elettronica di qualche anno fa.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Prima di tutto, il mezzo informatico </span><b>non per tutti equivale a una facilitazione</b><span style="font-weight: 400;">. Esiste, dobbiamo ammetterlo, ancora un grosso problema di cosiddetto </span><i><span style="font-weight: 400;">digital divide</span></i><span style="font-weight: 400;"> in Italia, quel divario che si fa sentire soprattutto per i piccoli professionisti e le piccole aziende. Mancano le competenze e le infrastrutture all’altezza per poter considerare i contribuenti tutti sullo stesso piano dal punto di vista tecnologico.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quando fu introdotta la fatturazione elettronica, il passaggio dal cartaceo non fu indolore e non lo fu nemmeno per gli studi professionali, come il nostro. Oggi siamo però in grado di supportare </span><b>anche i clienti più piccoli</b><span style="font-weight: 400;"> e i liberi professionisti con la compilazione e l’emissione delle fatture elettroniche, grazie al nostro sistema interno. Se sei interessato, </span><a href="https://studiocaruggi.it/sede-e-contatti/"><b>contattaci</b></a><span style="font-weight: 400;"> per maggiori informazioni a riguardo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’obbligo della fatturazione elettronica dovrebbe quindi essere esteso per quelli che hanno scelto il regime forfettario, ad esclusione dei contribuenti che fatturano meno di 25mila euro. </span></p>
<h2><span style="font-weight: 400;">Chi non sarà più escluso dall&#8217;obbligo</span></h2>
<p><span style="font-weight: 400;">Oltre ai contribuenti in regime forfettario, ci sono dei soggetti che dal primo luglio non saranno più esclusi dalla fatturazione elettronica cioè quelli che rientrano in queste categorie:</span></p>
<ul>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">i contribuenti che rientrano nel </span><b>regime di vantaggio</b><span style="font-weight: 400;"> (articolo 27, commi 1 e 2, Dl 98/2011);</span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">i soggetti passivi, cioè associazioni </span><b>sportive dilettantistiche ed enti del terzo settore</b><span style="font-weight: 400;">, che hanno scelto il regime speciale ai fini Iva (articoli 1 e 2, legge 398/1991) e che nel periodo d’imposta dell’anno hanno registrato proventi fino 65mila euro.</span></li>
</ul>
<p><span style="font-weight: 400;">In generale, l’obbligo di emettere esclusivamente fatture elettroniche utilizzando il </span><b>Sistema di interscambio (Sdi)</b><span style="font-weight: 400;"> è esteso a tutte le operazioni tra soggetti residenti o stabiliti nel territorio italiano. Addio fattura cartacea, quindi, saranno accettate e valide solo fatture redatte con un computer, un tablet o uno smartphone.</span></p>
<h2><span style="font-weight: 400;">Non solo fattura elettronica: incrocio dei dati dei pagamenti, stretta su Pos e bonus edilizi</span></h2>
<p><span style="font-weight: 400;">Altra importante novità in vista in tema lotta all’evasione è l’</span><b>incrocio dei dati di carte</b><span style="font-weight: 400;">, Pos e scontrini.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Si comincia con l’anticipo della sanzione per i negozianti e i professionisti ancora sprovvisti di Pos. Si prosegue poi con la comunicazione all’Agenzia delle Entrate dei </span><b>dati di tutti  pagamenti</b><span style="font-weight: 400;"> elettronici effettuati con le carte. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">I dati dei pagamenti saranno trasmessi dagli intermediari che emettono carte e bancomat. L’obiettivo è quello di riuscire ad avere i dati di chi vende beni o servizi non saldati con il contante, che verranno associati a quelli dei corrispettivi telematici per verificare eventuali discordanze.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Fuga di cervelli? Chi torna in Italia ha dei vantaggi fiscali</title>
		<link>https://studiocaruggi.it/fuga-di-cervelli-chi-torna-in-italia-ha-dei-vantaggi-fiscali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Umberto Caruggi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Apr 2022 10:09:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fiscale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La pandemia ha frenato l’esodo, molti però non tengono conto anche degli aspetti negativi del lavorare e vivere all’estero. Potrebbe essere conveniente scegliere di tornare in Italia.  </p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><span style="font-weight: 400;">La pandemia ha frenato l’esodo, molti però non tengono conto anche degli aspetti negativi del lavorare e vivere all’estero. Potrebbe essere conveniente, dal punto di vista fiscale, scegliere di tornare in Italia. </span></em></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Andare a </span><b>vivere e lavorare all’estero</b><span style="font-weight: 400;">, o ancora prima a studiare, per poi rimanere per sempre oltre confine. In Italia si parla da molto tempo di questa tendenza, soprattutto per quelle persone, giovani, che ambiscono a una carriera in settori da noi poco valorizzati e retribuiti.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Chi vuole diventare un </span><b>ricercatore</b><span style="font-weight: 400;">, per esempio, punta a spostarsi in un paese come gli Stati Uniti o il Regno Unito; chi vuole</span><b> avviare una nuovo società</b><span style="font-weight: 400;">, magari in ambito tecnologico, guarda anche alla Germania, per non parlare poi della Svizzera, meta di tanti per via degli stipendi molto alti rispetto all’Italia. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sarà stato per l’effetto della pandemia, ma secondo il Centro Studi e Ricerche Idos, questa fuga all’estero ha fatto registrare una flessione per la prima volta nel 2022, sulla base dei dati principali sulle “nuove migrazioni” raccolti dall’Istat e dall’Anagrafe degli italiani residenti all&#8217;estero (Aire).</span></p>
<h2><span style="font-weight: 400;">Frenata delle partenze: Covid ma non solo</span></h2>
<p><span style="font-weight: 400;">I motivi però che possono far rimanere i giovani e meno giovani in Italia sono anche di natura diversa dalla paura del Covid. Fuori dall’Italia non è tutto rose e fiori come tanti vogliono far credere, sia dal punto di vista sociale sia economico. Gli stipendi più alti spesso corrispondono a un costo della vita più alto, tra questi uno dei costi più rilevanti è quello dell’affitto di un alloggio (es. Trovare casa a San Francisco, nella Silicon Valley, è difficile e molto caro).</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Non è vero, per esempio, che in Italia le tasse siano più alte in assoluto rispetto agli altri Paesi. La Germania ha una tassazione, tra Irpef e contributi, più alta dell’Italia, e il servizio sanitario nazionale può implicare la necessità di sottoscrivere un’assicurazione apposita, anche molto costosa.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Certo, in Italia c’è una </span><b>pesantezza della burocrazia</b><span style="font-weight: 400;"> che può arrivare a tarpare le ali, e c’è un&#8217;oggettiva difficoltà dei cittadini a far valere i propri diritti, ma tante cose non sempre vengono considerate nelle statistiche che servono a definire la</span><b> qualità della vita</b><span style="font-weight: 400;"> nel nostro paese.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quindi ok lo smart working e la possibilità di spostarsi e fare esperienze, ma la fuga potrebbe anche essere vista in direzione Italia, anche perché ora sono disponibili dei </span><b>vantaggi fiscali molto interessanti</b><span style="font-weight: 400;"> per chi riporta la residenza in Italia. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per questi lavoratori è riservata la possibilità di tassare al 30% (o 10%) i redditi da lavoro dipendente, lavoro autonomo o d&#8217;impresa, se esercitati in forma individuale, per 5 periodi d&#8217;imposta, di base, estendibili se si verificano ulteriori e particolari condizioni, per ulteriori cinque anni.</span></p>
<h2><span style="font-weight: 400;">Incentivi fiscale per i lavoratori impatriati</span></h2>
<p><span style="font-weight: 400;">Si tratta di un </span><b>regime di tassazione agevolata</b><span style="font-weight: 400;"> temporaneo, riconosciuto ai lavoratori che trasferiscono la residenza in Italia (articolo 16, comma 1, Dlgs n. 147/2015).</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Le condizioni sono applicabili sia ai cittadini italiani espatriati all’estero, sia ai cittadini esteri che stabiliscono la loro residenza in Italia per lavoro. Di fatto è quindi un incentivo duplice per favorire un ritorno e un ingresso di cervelli del nostro paese.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">I presupposti di applicazione sono due:</span></p>
<ul>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">Nei due periodi d’imposta precedenti il trasferimento, il lavoratore non è stato residente in Italia e si impegna, inoltre, a mantenere qui in Italia la residenze per almeno due anni</span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">L’attività lavorativa è svolta prevalentemente nel territorio italiano.</span></li>
</ul>
<p><span style="font-weight: 400;">Per le persone che soddisfano questi requisiti, nel periodo d’imposta in cui la residenza viene trasferita e nei successivi quattro, il reddito da lavoratore dipendente (o a esso assimilato) e da lavoratore autonomo prodotto in Italia concorre alla formazione del reddito complessivo </span><b>solo al 30% dell’ammontare, oppure al 10%</b><span style="font-weight: 400;"> se la residenza è presa in una di queste regioni: Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sardegna, Sicilia.</span></p>
<h2><span style="font-weight: 400;">Prolungamento del beneficio per lavoratori impatriati</span></h2>
<p><span style="font-weight: 400;">I benefici fiscali previsti per i lavoratori impatriati </span><b>si applicano per altri cinque periodi </b><span style="font-weight: 400;">d’imposta ai lavoratori con almeno un figlio minorenne o a carico e a quelli che diventano proprietari di almeno un’immobile residenziale in Italia dopo il trasferimento o nell’anno precedente (12 mesi esatti).</span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per questo periodo di proroga, i redditi agevolati concorrono alla formazione dell’imponibile ai fini fiscali per il 50% del loro ammontare, oppure per il 10% in caso il soggetto in esame abbia almeno tre figli minorenni o a carico.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Questo regime fiscale agevolato spetta </span><b>anche per i redditi d’impresa</b><span style="font-weight: 400;"> prodotti dai lavoratori impatriati che avviano un’attività in Italia a partire dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2019.</span></p>
<h2><span style="font-weight: 400;">Come fare richiesta al regime agevolato</span></h2>
<p><span style="font-weight: 400;">Per poter accedere a questo importante incentivo, gli iter da seguire sono: </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">I </span><b>lavoratori dipendenti</b><span style="font-weight: 400;"> devono presentare una richiesta scritta al datore di lavoro.</span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">I </span><b>lavoratori autonomi</b><span style="font-weight: 400;"> possono farlo direttamente nella dichiarazione dei redditi. In alternativa, possono fruire del beneficio in sede di applicazione, da parte del committente, della ritenuta d’acconto sui compensi percepiti; in questo caso, devono presentare una richiesta scritta.</span></p>
<h2><span style="font-weight: 400;">Decreto Crescita 2022 e lavoratori impatriati</span></h2>
<p><span style="font-weight: 400;">Le novità introdotte dalla Legge di Bilancio 2022 danno la possibilità di prolungare il periodo di fruizione dei benefici del regime agevolato per gli impatriati </span><b>anche a chi ha trasferito la residenza in Italia prima del 2020</b><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per usufruire di questa estensione insegnanti, ricercatori e ricercatrici devono procedere al pagamento di una somma pari al 5 o al 10 per cento dei redditi di lavoro dipendente e autonomo prodotti in Italia nel periodo d’imposta precedente a quello di esercizio dell’opzione entro una certa scadenza (per il 2022 è il 27 settembre).</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per gli anni successivi al 2022, il termine è quello del 30 giugno dell’anno successivo a quello di conclusione del primo periodo di fruizione dell’agevolazione.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il pagamento della somma dovuta dev’essere fatto tramite modello F24 usando lo specifico codice tributo previsto dall’Agenzia delle Entrate.</span></p>
<h2><span style="font-weight: 400;">Per i requisiti c’è l’autocertificazione</span></h2>
<p><b>L’attestazione dei requisiti è a carico del lavoratore</b><span style="font-weight: 400;"> che fa richiesta del regime agevolato, che ha quindi la responsabilità di autocertificare la presenza di tali requisiti.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sono previste delle sanzioni amministrative nel caso in cui l’Agenzia delle Entrate riscontri che non sono stati rispettati i requisiti per l’applicazione di questa agevolazione. </span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">L’Agenzia delle Entrate può procedere per recuperare i benefici già fruiti, con l’applicazione delle relative sanzioni ed interessi.</span></p>
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		<item>
		<title>Gli adempimenti fiscali per l’ecommerce: cosa serve per vendere online</title>
		<link>https://studiocaruggi.it/gli-adempimenti-fiscali-per-lecommerce-cosa-serve-per-vendere-online/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Umberto Caruggi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Apr 2022 06:34:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fiscale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://studiocaruggi.it/?p=4571</guid>

					<description><![CDATA[<p>Non basta pensare alla parte operativa: partita iva, adempimenti per messa online del sito e tasse da pagare. </p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><span style="font-weight: 400;">Quando cominci un progetto di commercio elettronico non basta pensare alla parte operativa, quella tecnologica: partita iva, adempimenti per messa online del sito e tasse da pagare. </span><span style="font-weight: 400;">Puoi decidere di vendere online come lavoro principale, una vera attività imprenditoriale quindi, come fonte di entrate aggiuntiva o come test per un’idea di prodotto o servizio.</span></em></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Puoi vendere beni e servizi alle persone o alle aziende, oppure distribuire on-line contenuti digitali come corsi o pubblicazioni: la natura di un negozio elettronico può essere la più diversa, ma </span><b>dal punto di vista fiscale</b><span style="font-weight: 400;"> deve esserti chiaro da subito cosa prevedono le norme e rispettarle per essere in regola.</span></p>
<h2><span style="font-weight: 400;">Prima di partire: pianificazione di marketing, ma anche fiscale</span></h2>
<p><span style="font-weight: 400;">Molti si buttano in questo tipo di attività commerciale per sentito dire, per l’entusiasmo che suscitano molti casi di successo o anche per cercare un’alternativa di lavoro. Non basta però avere qualcosa da vendere per aprire un e-commerce, il ragionamento che devi fare è lo stesso che faresti per aprire un negozio fisico.</span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span></p>
<p><b>Devi tenere in considerazione</b><span style="font-weight: 400;"> i costi fissi e variabili, le spese per il tuo negozio virtuale (la realizzazione di un sito), le competenze di marketing necessarie per farlo funzionare (anche queste sono un costo, se ti devi formare), la logistica, il budget pubblicitario e le tasse da pagare, ovviamente.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per l’aspetto burocratico, gestire un ecommerce può essere più complesso di quello che pensi. Quando hai un’attività di commercio elettronico può capitare di vendere anche fuori dai confini nazionali, come ti devi comportare in questi casi dal punto di vista fiscale? Come devi emettere correttamente fattura ed evitare così delle sanzioni da parte del fisco?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per queste ragioni hai bisogno di un consulente, un commercialista preparato che ti metta in guardia fin da subito, fino dalla stesura del tuo business plan d’impresa, su tutto quello che comporta avere un negozio online.</span></p>
<h2><span style="font-weight: 400;">Cosa serve per partire: la partita iva per ecommerce</span></h2>
<p><span style="font-weight: 400;">Come per ogni attività professionale, anche per partire con un e-commerce ti serve una partita iva, ma non solo. Ecco la lista degli adempimenti necessari per aprire il tuo negozio online:</span></p>
<ol>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">Per prima cosa devi dotarti di </span><b>Partita IVA</b><span style="font-weight: 400;">, puoi farlo anche per via telematica</span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">Devi dichiarare l’inizio dell’attività al tuo Comune di residenza mediante la presentazione della </span><b>SCIA</b><span style="font-weight: 400;"> (Segnalazione Certificata di Inizio Attività)</span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">Devi iscriverti al </span><b>registro imprese</b><span style="font-weight: 400;"> della Camera di Commercio dove ha sede l’attività</span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">Trattandosi di attività commerciale, hai bisogno di </span><b>iscriverti all’INPS</b><span style="font-weight: 400;">. </span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><b>Codice Ateco</b><span style="font-weight: 400;"> commercio elettronico: qualsiasi sia il prodotto che intendi vendere, il codice ateco è: 47.91.10 “Commercio al dettaglio di prodotti via internet”.</span></li>
</ol>
<p><span style="font-weight: 400;">Non ti serve la Partita IVA solo se i prodotti che vendi possono essere classificati come opere artistiche, o frutto del tuo ingegno creativo, e se non svolgi la tua attività in modo professionale e organizzato come un lavoro vero e proprio.</span></p>
<h2><span style="font-weight: 400;">La fatturazione delle tue vendite online</span></h2>
<p><span style="font-weight: 400;">Dal punto di vista fiscale, per il tuo negozio online hai l&#8217;obbligo di conservare tutte le fatture di acquisto della merce ed emettere fattura se richiesta dal cliente che acquista, oppure puoi  annotare gli incassi sul registro dei corrispettivi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Tra le informazioni e i contenuti della home page del tuo sito ecommerce dovrai inserire tutte le </span><b>informazioni fiscali</b><span style="font-weight: 400;"> della tua attività: ragione sociale, indirizzo completo, Partita IVA e Numero REA.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Se hai scelto la Srl (Società a Responsabilità Limitata, cioè società di capitali) come forma giuridica della tua attività, devi pubblicare il capitale sociale versato.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Devi essere in possesso dei requisiti necessari, elencati più sopra, </span><b>prima di andare online</b><span style="font-weight: 400;"> col tuo sito e-commerce e non dopo, perché non saresti in regola, rischieresti di incorrere in sanzioni.</span></p>
<h2><span style="font-weight: 400;">Cambia qualcosa con il Dropshipping?</span></h2>
<p><span style="font-weight: 400;">La tua modalità di vendita può essere quella classica, cioè produci qualcosa che vendi online, oppure puoi essere un rivenditore, cioè acquistare e rivendere prodotti di altri, magari provenienti dall’estero, col tuo nome e il tuo marchio sulle confezioni, senza possederli materialmente nel tuo magazzino. È quello che in gergo si chiama “</span><b>Dropshipping</b><span style="font-weight: 400;">”. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Anche per questo modo di fare e-commerce valgono gli adempimenti di cui abbiamo parlato fin qui, dalla Partita IVA in avanti.</span></p>
<h2><span style="font-weight: 400;">I requisiti che devi avere per per vendere alimentari online</span></h2>
<p><span style="font-weight: 400;">Se nel tuo ecommerce vuoi vendere prodotti alimentari, ci sono dei requisiti professionali specifici che devi avere e sono:</span></p>
<ul>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">Aver frequentato con esito positivo un </span><b>corso professionale per il commercio</b><span style="font-weight: 400;"> relativo al settore merceologico alimentare, istituito o riconosciuto dalla regione;</span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">Aver esercitato in proprio, per almeno due anni negli ultimi cinque, </span><b>attività commerciale di vendita di alimentari</b><span style="font-weight: 400;"> al dettaglio o all’ingrosso, oppure aver prestato la tua opera presso imprese del settore (es. Come dipendente qualificato addetto alla vendita o all’amministrazione oppure quale coadiutore familiare dell’imprenditore comprovata dall’iscrizione all’INPS, coniuge, parente o affine entro il terzo grado);</span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">Essere stato iscritto negli ultimi cinque anni al </span><b>Registro Esercenti il Commercio (REC)</b><span style="font-weight: 400;"> per uno dei gruppi merceologici dei settori alimentare, carni e prodotti ittici, alimentare e non.</span></li>
</ul>
<h2><span style="font-weight: 400;">La contabilità e le tasse che dovrai pagare</span></h2>
<p><span style="font-weight: 400;">Non basta andare online con un sito ecommerce per vendere e mandare avanti un’attività imprenditoriale. Nella tua pianificazione devi tenere conto anche delle tasse che dovrai pagare sulle tue auspicate vendite.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Di quale </span><b>pressione fiscale</b><span style="font-weight: 400;"> stiamo parlando? Se il fatturato del tuo e-commerce supera i 15.878 euro ma è inferiore a 47.143 euro, oltre ai contributi fissi, dovrai pagare i contributi per il 24,09%. Per il reddito superiore ai 47.143 euro e fino ai 78.572 euro, pagherai i contributi nella percentuale del 25,09%.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per quanto riguarda la tenuta dei conti, la </span><b>contabilità semplificata</b><span style="font-weight: 400;"> è il regime naturale se come forma societaria hai scelto l’impresa individuale o quella di società di persone quando i ricavi riferiti all’anno precedente, o quelli previsti per le nuove imprese, non superano determinati limiti. In tutti gli altri casi si applica la </span><b>contabilità ordinaria</b><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per quanto riguarda la </span><b>gestione dell’IVA</b><span style="font-weight: 400;">, dal 1° luglio 2021, fino alla soglia minima annua di 10.000 euro, l’IVA viene applicata nel Paese di chi vende; al superamento di questa soglia minima annua, verrà applicato l’ordinario criterio basato sul luogo di destinazione dei beni, cioè nel paese dell’acquirente.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Srl normale o semplificata: quale scegliere per la tua attività?</title>
		<link>https://studiocaruggi.it/srl-normale-o-semplificata-quale-scegliere-per-la-tua-attivita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Umberto Caruggi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Mar 2022 17:30:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Imprese]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Società a responsabilità limitata, società di persone o impresa individuale: ecco qualche informazione di base per partire, vantaggi e svantaggi. </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #666666;"><span style="font-size: large;">Società a responsabilità limitata, società di persone o impresa individuale: ecco qualche informazione di base per partire, vantaggi e svantaggi. E ricorda che puoi sempre decidere di cambiare.</span></span></p>
<p>Hai preso la grande decisione di metterti in proprio ma non sai quale sia la forma che meglio si adatta al tuo tipo di impresa e alle tue aspettative di reddito.</p>
<p>Meglio partire come impresa individuale o lavoratore autonomo , come società di persone o società a responsabilità limitata (Srl) ? Qual è la convenienza fiscale?</p>
<p>La<b> riforma Irpef e Irap del 2022</b> ha un po’ cambiato le carte in tavola, perciò è bene che tu sappia come queste novità impattano sulla scelta e cos’è cambiato.</p>
<h2>Impresa individuale e Srl: tassazione a confronto</h2>
<p align="justify">Facciamo un confronto tra la tassazione a cui è soggetto l&#8217;imprenditore individuale e il socio di società personali rispetto alla tassazione del reddito prodotto dalla società a responsabilità limitata.</p>
<p align="justify">L&#8217;imprenditore individuale subisce una <b>tassazione progressiva</b> del reddito secondo gli scaglioni Irpef: più si alza reddito maggiore sarà l&#8217;aliquota applicata. Sul reddito della Srl invece è applicata un&#8217;<b>aliquota fissa</b> pari al 24%.</p>
<p align="justify">Quindi la tassazione della società a responsabilità limitata è in assoluto più favorevole rispetto a quella del lavoratore autonomo o libero professionista? Per poter rispondere ci manca ancora un’informazione importante, cioè la <b>tassazione dell’utile</b> di una società, Srl in questo caso. Se il socio vuole la sua parte di utile deve infatti pagarci le imposte che oggi sono del 26% del dividendo distribuito.</p>
<p>Al 24% sugli utili della Srl devi quindi aggiungere il 26% dell&#8217;utile distribuito.</p>
<p align="justify">Se la Srl distribuisce tutto l&#8217;utile, potrebbe essere più conveniente, da un punto di vista fiscale, essere un&#8217;impresa individuale o una società di persone.</p>
<h2>Le considerazione che devi fare sulla convenienza</h2>
<p align="justify">Nella valutazione della scelta societaria per la tua impresa tieni quindi conto del fatto che, da socio di Srl, se vuoi prendere la tua quota di utile, sia se hai una partecipazione qualificata (cioè se hai partecipazione al capitale sociale o al patrimonio della società superiore al 25%) sia se hai una partecipazione non qualificata, <b>paghi un ulteriore 26%</b>.</p>
<p align="justify">La riforma dell&#8217;Irpef e dell&#8217;Irap in vigore dal primo gennaio 2022 ha cambiato le cose in modo peggiorativo per i soci delle Srl: gli imprenditori individuali non pagano più l&#8217;Irap che però rimane in vigore per le società.</p>
<p align="justify">Questo vuol dire che la convenienza della forma societaria più conveniente per te dipende da un’attenta analisi sulla fiscalità, perché se la base<b> imponibile Irap è importante</b> non pagarla ti consentirebbe un risparmio fiscale da non sottovalutare.</p>
<p align="justify">Con la riforma dell&#8217;Irpef sono cambiati gli scaglioni alle imposte, con la conseguente riduzione dell&#8217;imposizione fiscale di cui godranno le imprese individuali e le società di persone, ma non le società di capitali. Per le Srl la riforma fiscale dell&#8217;Irpef non ha impatti fiscali se non eventualmente sulla tassazione dell&#8217;eventuale compenso per all&#8217;amministratore.</p>
<h2>Srl semplificata e unipersonale</h2>
<p align="justify">Esiste anche una particolare tipologia di società a responsabilità limitata denominata <b>SRL semplificata (SRLS)</b>. La SRL semplificata differisce da una SRL ordinaria per delle limitazioni sul capitale sociale e sullo statuto. Il capitale sociale deve essere superiore a un solo euro ma comunque inferiore a 10mila euro, e deve essere versato integralmente alla costituzione.</p>
<p align="justify">Lo statuto della SRLS è un modello standard previsto dal Ministero, non può essere quindi personalizzato. Questo tipo di società ha dei costi di costituzione contenuti, con però dei limiti rispetto a una normale SRL.</p>
<p><b>Una SRLS può essere unipersonale</b>, cioè avere un unico socio che può essere solo una persona fisica, le persone giuridiche non possono infatti essere socie di una SRLS.</p>
<p align="justify">Il grande vantaggio di una SRL semplificata è l&#8217;<b>autonomia patrimoniale perfetta</b>, come una normale società di capitali, cioè la società risponde ai propri creditori solo con i beni e capitali conferiti e intestati alla società, non con quelli personali intestati ai soci o all’unico socio.</p>
<p align="justify">La limitazione della responsabilità e l’indipendenza patrimoniale sono subordinate alla comunicazione della presenza di un unico socio al registro delle imprese.</p>
<p align="justify">La qualifica di società unipersonale deve risultare anche in tutti gli atti, nella corrispondenza e in ogni comunicazione ufficiale della società accanto al nome della società stessa, obbligo che se non assolto comporta delle sanzioni economiche.</p>
<h2>Quanto costa una Srl semplificata</h2>
<p align="justify">La costituzione della Srl semplificata <b>è gratuita</b>, non devi quindi pagare nessun onorario al notaio. Ci sono altri costi da affrontare in partenza, come il diritto di segreteria, il diritto annuale per l&#8217;iscrizione alla CCIAA e l’Imposta di registro, per un totale di poche centinaia di euro.</p>
<p align="justify">Non sono previste particolari agevolazioni alla Srl semplificata, anche se unipersonale, per quel che riguarda i costi di gestione. Una Srls quindi <b>deve pagare l’IRES, l’Irap, l’IVA e l’INPS</b>.</p>
<p align="justify">Anche a livello di contabilità non ci sono dei vantaggi: hai l’obbligo di contabilità ordinaria, di depositare il bilancio di esercizio annuale presso la Camera di Commercio e di non distribuire utili prima che il bilancio sia approvato e di tenere i libri contabili.</p>
<p>L’ammontare delle tasse da pagare dipende dalle entrate che avrà la tua società, non sono quantificabili a priori. I contributi INPS da versare si possono quantificare a circa 3.500 euro annui a socio.</p>
<h2>Conclusioni</h2>
<p align="justify">Avrai capito che in generale non c’è una risposta giusta in assoluto alla domanda “<i>quale tipo di forma scegliere per la tua attività</i>”, quella più ragionevole è “<i>dipende</i>”.</p>
<p align="justify">Ogni situazione <b>va valutata singolarmente </b>e la soluzione va trovata insieme. Le forme semplificate sono quelle preferite dalle start-up digitali, ma non è detto che siano sempre la scelta migliore. La limitazione delle responsabilità patrimoniale può essere un fattore importante, ma per te potrebbe esserlo di più l’ammontare delle tasse da pagare annualmente e la gestione della responsabilità tra soci.</p>
<p>Contattaci se hai bisogno di una consulenza per il tuo caso specifico e la tua attualità.</p>
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		<title>Le due finalità della Società Benefit: il profitto e il bene comune</title>
		<link>https://studiocaruggi.it/le-due-finalita-della-societa-benefit-il-profitto-e-il-bene-comune/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Umberto Caruggi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Feb 2022 08:26:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Imprese]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://studiocaruggi.it/?p=4556</guid>

					<description><![CDATA[<p>La legge italiana che regola questo particolare statuto societario chiede alle imprese di porre sullo stesso livello gli utili dei soci e l’interesse della collettività.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://studiocaruggi.it/le-due-finalita-della-societa-benefit-il-profitto-e-il-bene-comune/">Le due finalità della Società Benefit: il profitto e il bene comune</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://studiocaruggi.it">Studio Commercialista Caruggi Umberto</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">La legge italiana che regola questo particolare statuto societario chiede alle imprese di porre sullo stesso livello gli utili dei soci e l’interesse della collettività.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Aboca, Eolo, Fratelli Carli, Illycaffè, Novamont: sono solo alcune delle aziende italiane che hanno scelto lo status di </span><b>Società Benefit</b><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’elenco, pubblicato dal sito Società Benefit (curato da B Lab e AssoBenefit), mostra <a href="https://www.societabenefit.net/elenco-delle-societa-benefit/">grandi aziende al fianco di Pmi</a> </span><span style="font-weight: 400;">e il numero delle imprese che si aggiungono è in costante crescita.</span></p>
<p><b>Cos’è una Società Benefit?</b><span style="font-weight: 400;"> Come e perché un’azienda decide di assumere questo status giuridico?</span></p>
<h2><span style="font-weight: 400;">La definizione di Società Benefit</span></h2>
<p><span style="font-weight: 400;">La definizione più esauriente è offerta da Assobenefit: “</span><b>La Società Benefit</b><span style="font-weight: 400;"> è una società che persegue lo scopo di lucro utilizzando il profitto come mezzo per creare un beneficio che si ripercuote anche su altre categorie di soggetti, quali dipendenti, fornitori, ambiente, società, garantendo allo stesso tempo all’impresa una maggiore redditività”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La Società Benefit quindi affianca volontariamente allo </span><b>scopo di lucro</b><span style="font-weight: 400;">, proprio di ogni impresa,</span><b> finalità sociali e ambientali</b><span style="font-weight: 400;"> volte al bene della collettività, finalità che, per statuto, devono far parte del core business al pari delle attività produttive e commerciali.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Mentre il diritto societario tradizionale obbliga gli amministratori a mettere in primo piano il profitto, la normativa sulle Società Benefit richiede agli imprenditori di mettere sullo stesso livello del profitto tutti gli</span><b> stakeholder</b><span style="font-weight: 400;">, tra cui la comunità in cui l’azienda è inserita, l’ambiente e i bisogni sociali.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Richiede quindi un bilanciamento tra gli utili dei soci e l’interesse della collettività.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Le </span><b>Società Benefit</b><span style="font-weight: 400;"> devono soddisfare gli standard della legge che le norma in termini di </span><b>scopo, responsabilità e trasparenza</b><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Devono quindi operare in modo responsabile, sostenibile e trasparente nei confronti di persone, comunità, territori e ambiente, beni ed attività culturali e sociali, enti e associazioni e altri </span><b>portatori di interesse</b><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’introduzione per legge dello </span><b>statuto di Società Benefit</b><span style="font-weight: 400;"> assicura, fra l’altro, che le finalità non strettamente connesse ai risultati economici non rimangano la lodevole iniziativa di un imprenditore ma acquistino legittimità e certezza giuridica. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Questa </span><b>particolare mission </b><span style="font-weight: 400;">dovrà essere conservata anche in caso di aumenti di capitale e cambi di leadership, di passaggi generazionali o quotazioni in borsa. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per legge le Società Benefit devono nominare un manager responsabile di quello che viene definito</span><b> “impatto dell’azienda”</b><span style="font-weight: 400;"> e devono riportare annualmente, in una</span><b> “relazione d’impatto”</b><span style="font-weight: 400;">, le attività svolte per finalità sociali e ambientali. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La relazione va allegata al Bilancio e pubblicata sul sito aziendale.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’elenco di</span><b> aziende italiane </b><span style="font-weight: 400;">già citato, e ancor più l’esperienza negli Usa, mostrano che non ci sono limiti dimensionali affinché un’azienda possa trasformarsi in Società Benefit. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Negli Stati Uniti alcune Benefit Corporation (le nostre Società Benefit) sono quotate in borsa, danno lavoro a decine di migliaia di dipendenti e hanno fatturati miliardari. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In Italia troviamo startup, Srl e SpA che fatturano centinaia di milioni di euro.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Anche perché, come vedremo più avanti, l’impegno sociale e ambientale può avere positive ricadute sui profitti.</span></p>
<h2><span style="font-weight: 400;">Le Società Benefit in Italia</span></h2>
<p><b>In Italia </b><span style="font-weight: 400;">lo statuto di Società Benefit è stato introdotto a partire dal gennaio 2016 dalla </span><b>Legge 28 dicembre 2015, n. 208</b><span style="font-weight: 400;"> (</span><a href="https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2015/12/30/15G00222/sg"><span style="font-weight: 400;">https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2015/12/30/15G00222/sg</span></a><span style="font-weight: 400;">) all’interno della Legge di Stabilità 2016.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’Italia è stata il primo Paese in Europa e al mondo, dopo gli USA (2010), ad offrire alle aziende questa opportunità di distinguersi sul mercato con una forma giuridica virtuosa e innovativa.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">A oggi le </span><b>Società Benefit italiane</b><span style="font-weight: 400;"> superano il migliaio e coprono i più diversi settori di mercato.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un </span><b>esempio recente</b><span style="font-weight: 400;"> è quello di Barabino &amp; Partners, una delle principali agenzie italiane di consulenza nella comunicazione d’impresa, che ha annunciato in questi giorni di aver avviato il percorso per diventare una Società Benefit.</span></p>
<h2><span style="font-weight: 400;">Come si diventa Società Benefit e quali le agevolazioni</span></h2>
<p><span style="font-weight: 400;">Qualsiasi tipo di società prevista dal </span><b>Codice Civile</b><span style="font-weight: 400;"> può divenire Società Benefit.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La procedura per è la stessa adottata per assumere le altre forme societarie e comporta quindi una serie di spese legali, come il </span><b>costo del notaio</b><span style="font-weight: 400;"> per la redazione dell’atto costitutivo e dello statuto societario.</span></p>
<p><b>Il notaio non serve</b><span style="font-weight: 400;"> solo nel caso </span><span style="font-weight: 400;">della srl semplificata.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Dal 2020, però, è stato introdotto un </span><b>credito d’imposta del 50% </b><span style="font-weight: 400;">relativo ai costi che un’azienda deve affrontare per trasformarsi in Società Benefit.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il decreto attuativo che norma questa agevolazione anche per il 2022 (Decreto 12 novembre 2021) è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale lo scorso 14 gennaio 2022.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Lo stanziamento è di 10 milioni di euro: 7 milioni per il credito d’imposta e 3 milioni per l’attività di promozione.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">I costi che fruiscono del </span><b>credito d’imposta </b><span style="font-weight: 400;">sono:</span></p>
<ul>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">le spese notarili;</span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">l’iscrizione al registro delle imprese;</span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">l’assistenza professionale;</span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">le consulenze.</span></li>
</ul>
<p><span style="font-weight: 400;">Il tetto massimo dell’agevolazione è di 10mila euro. Il credito d’imposta generato può essere utilizzato in compensazione.</span></p>
<h2><span style="font-weight: 400;">Quale differenza tra Società Benefit e società certificata B Corp</span></h2>
<p><span style="font-weight: 400;">Spesso si sente parlare di </span><b>Società Benefit</b><span style="font-weight: 400;"> e di </span><b>B Corporation</b><span style="font-weight: 400;"> come se fossero sinonimi. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In realtà la Società Benefit, come abbiamo visto, è una forma giuridica societaria, mentre la B Corporation è un’azienda che ha ottenuto la</span><b> certificazione da B Lab</b><span style="font-weight: 400;">, ente non profit statunitense operante anche in Italia. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Certificazione non indispensabile per diventare Società Benefit, anche se può risultare utile per analizzare le performance ambientali e sociali dell’azienda prima del passaggio a Società Benefit, e come supporto ai documenti statutari.</span></p>
<h2><span style="font-weight: 400;">Essere una Società Benefit: quali vantaggi?</span></h2>
<p><span style="font-weight: 400;">Allo stato attuale essere una </span><b>Società Benefit</b><span style="font-weight: 400;"> non comporta</span><b> vantaggi fiscali</b><span style="font-weight: 400;">, al di là del credito d’imposta per le spese di costituzione.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Possiamo però dire che lo statuto di Società Benefit ha dato forma giuridica a un’esigenza sentita da molti imprenditori e amministratori. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Già da alcuni anni il rapporto tra aziende e clienti/consumatori ha assunto una rilevanza che esula dalla semplice fornitura/richiesta di prodotti. </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-weight: 400;">Dalle imprese oggi ci si aspetta un’assunzione di responsabilità nei confronti della società e dell’ambiente. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il peggioramento della crisi climatica e la drammatica esperienza della pandemia hanno acuito nei consumatori questa esigenza, che le imprese sanno di non poter più ignorare.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Perché rispondervi in modo serio e coerente si trasforma in un importante </span><b>vantaggio competitivo</b><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-weight: 400;">E non solo. La maggior attenzione alla responsabilità collettiva delle imprese e alle </span><b>tematiche ESG </b><span style="font-weight: 400;">(environmental, social and corporate governance) caratterizza anche i</span><b> fondi di investimento</b><span style="font-weight: 400;">, che puntano sempre più sulle aziende sostenibili dal punto di vista sociale e ambientale.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Tutto ciò ha favorito a partire dal 2020 l’approdo al </span><b>mercato AIM Italia</b><span style="font-weight: 400;"> delle Società Benefit, che rappresentano (dati della Borsa del settembre 2021) il 6% del mercato (9 società) per una capitalizzazione totale di oltre 630 milioni di euro (70,7 milioni di euro in media) e ricavi per circa 192 milioni di euro (21 milioni di euro in media).</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<h1><span style="font-weight: 400;">Scegliere di diventare Società Benefit: un’assunzione di responsabilità</span></h1>
<p><span style="font-weight: 400;">Abbiamo visto che qualsiasi forma societaria può passare a Società Benefit.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Attenzione, però. Si tratta di una vera e propria assunzione di responsabilità davanti alla legge e al mercato. L’impegno sociale deve essere reale e documentato, pena l’intervento dell’</span><b>Antitrust</b><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Si tratta quindi di una scelta che deve essere sentita dall’imprenditore e condivisa con i soci, che dovranno essere disposti a vedere, specie all’inizio, un ridimensionamento degli utili.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In prospettiva, però, predispone l’azienda ad assumere le caratteristiche che potrebbero diventare imprescindibili in futuro, vista la sempre più diffusa sensibilità per le tematiche ambientali e sociali, trend che potrebbe presto lasciare ai margini chi è rimasto immobile all&#8217;esclusivo scopo di lucro.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Se stai valutando questa opzione per la tua azienda, il nostro </span><b>Studio di commercialisti in Gallarate</b><span style="font-weight: 400;"> ti attende per un confronto e per consentirti una scelta ponderata.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Voglia di lavoro autonomo? Prendi in considerazione il regime forfettario</title>
		<link>https://studiocaruggi.it/voglia-di-lavoro-autonomo-prendi-in-considerazione-il-regime-forfettario/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Umberto Caruggi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Jan 2022 20:40:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fiscale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://studiocaruggi.it/?p=4552</guid>

					<description><![CDATA[<p>Per i liberi professionisti e per chi apre una ditta individuale la normativa offre un regime semplificato dal punto di vista fiscale e contabile. </p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><span style="font-weight: 400;">Per i liberi professionisti e per chi apre una ditta individuale la normativa offre un regime semplificato dal punto di vista fiscale e contabile. Scopri come funziona e quali cambiamenti potrebbero presto interessarlo.</span></em></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Fra i fenomeni innestati dalla pandemia va annoverato quello che negli Stati Uniti è stato definito </span><b>Great Resignation</b><span style="font-weight: 400;">, cioè il significativo aumento di dimissioni volontarie dal posto di lavoro, registratosi soprattutto nella seconda metà del 2021.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il fenomeno riguarda anche i Paesi europei, tra cui l’Italia, dove il “quit rate&#8221;, il tasso di chi si licenzia, è aumentato del 2,1% nel 2021.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Pare che la pandemia abbia messo in primo piano valori (come la soddisfazione delle proprie aspirazioni, una maggior libertà nella gestione del tempo, da dedicare anche ai propri cari) spesso sacrificati in precedenza in nome della carriera, del posto fisso e dello stipendio sicuro.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Fra i tanti che si dimettono in cerca di un lavoro migliore, molti scelgono la strada della </span><b>libera professione</b><span style="font-weight: 400;">, soprattutto nell’ambito dell’informatica, del marketing e della comunicazione, ma non solo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Se sei tra questi, rifletti attentamente sulla tua scelta. Prima di partire, considera le risorse su cui potrai contare fino a che il tuo business non sarà decollato, come e dove reperire i clienti, come promuoverti.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Dopo aver tratteggiato un sostenibile business plan, allora sarai pronto per </span><b>aprire la tua Partita Iva.</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per le ditte individuali come la tua è previsto un</span><b> regime semplificato</b><span style="font-weight: 400;"> a livello fiscale e contabile: si tratta del</span><b> regime forfettario</b><span style="font-weight: 400;">, detto anche </span><b>Partita Iva agevolata</b><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Scopriamone le caratteristiche principali.</span><span style="font-weight: 400;"> </span></p>
<h1><span style="font-weight: 400;">Regime forfettario: quali i vantaggi?</span></h1>
<p><span style="font-weight: 400;">Il principale vantaggio del </span><b>regime forfettario</b><span style="font-weight: 400;"> è l’esenzione dall’applicazione dell’Iva: ai prezzi dei beni o dei servizi da te offerti non dovrai aggiungere l’aliquota Iva (che può essere del 4, del 10 o del 22%).</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Questo, oltre a darti un vantaggio competitivo (i tuoi prezzi saranno inferiori rispetto a quelli di chi deve applicare l’Iva), significa che non dovrai farti carico della </span><b>dichiarazione Iva </b><span style="font-weight: 400;">annuale o trimestrale, un adempimento impegnativo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per quanto riguarda la tassazione, verserai un’unica imposta annuale, detta</span><b> imposta sostitutiva</b><span style="font-weight: 400;">, fruendo di un’</span><b>aliquota fissa</b><span style="font-weight: 400;"> sull’imponibile:</span></p>
<ul>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><b>del 5%</b><span style="font-weight: 400;"> per le startup nei primi 5 anni di attività;</span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><b>del 15%</b><span style="font-weight: 400;"> per le altre Partite IVA.</span></li>
</ul>
<p><span style="font-weight: 400;">Considera però che, nel calcolo dell&#8217;imposta sostituiva, non potrai portare in deduzione o detrazione le spese sostenute.</span></p>
<h2><span style="font-weight: 400;">Come si definisce la startup nel regime forfettario</span></h2>
<p><span style="font-weight: 400;">Per poter definire </span><b>startup</b><span style="font-weight: 400;"> la tua ditta individuale &#8211; e quindi fruire dell’aliquota del 5% &#8211;  non dovrai aver esercitato, nei tre anni precedenti l’avvio, alcuna attività artistica, professionale o d’impresa.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Inoltre l’attività che stai per intraprendere non dovrà essere la mera prosecuzione di quella svolta in precedenza come lavoratore dipendente. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In caso lo fosse, l’ammontare dei ricavi e dei compensi nel periodo d’imposta precedente non dovrà superare il limite per l’accesso al regime forfettario.</span><span style="font-weight: 400;">  </span></p>
<h2><span style="font-weight: 400;">Quali sono i requisiti per aprire una Partita Iva in regime forfettario?</span></h2>
<p><span style="font-weight: 400;">Potrai accedere al </span><b>regime forfettario</b><span style="font-weight: 400;"> se:</span></p>
<ul>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">i tuoi</span><b> ricavi o compensi</b><span style="font-weight: 400;"> non superano i </span><b>65.000 euro</b><span style="font-weight: 400;"> all’anno;</span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">non oltrepassi i </span><b>20.000 euro </b><span style="font-weight: 400;">annui per le </span><b>spese riguardanti collaboratori</b><span style="font-weight: 400;"> esterni;</span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">non percepisci più di </span><b>30.000 euro</b><span style="font-weight: 400;"> da </span><b>lavoro dipendente</b><span style="font-weight: 400;"> o da pensione.</span></li>
</ul>
<h2><span style="font-weight: 400;">Come calcolare l’ammontare dell’imposta sostitutiva</span></h2>
<p><span style="font-weight: 400;">Per sapere a quanto ammonterà nel tuo caso l’</span><b>imposta sostitutiva</b><span style="font-weight: 400;">, dovrai moltiplicare il fatturato per il coefficiente di redditività e poi moltiplicare tale risultato per l’aliquota fiscale del 5% o 15%.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Cos’è il </span><b>coefficiente di redditività</b><span style="font-weight: 400;">?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Lo Stato, in base ai costi che presume l’imprenditore debba affrontare, calcola le tasse solo su una parte di fatturato, che varia a seconda della tipologia di attività. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ad esempio, per i professionisti non iscritti alla Camera di Commercio si tratta del 78% del fatturato, mentre per gli artigiani la percentuale è del 67%.</span></p>
<h2><span style="font-weight: 400;">I contributi previdenziali</span></h2>
<p><span style="font-weight: 400;">Le aliquote agevolate del 5 e del 15% non riguardano i </span><b>contributi previdenziali</b><span style="font-weight: 400;">, che vanno calcolati e pagati a parte. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">I liberi professionisti devono iscriversi alla </span><b>Gestione Separata Inps</b><span style="font-weight: 400;">, un fondo pensionistico finanziato con i contributi previdenziali obbligatori dei lavoratori assicurati.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’aliquota relativa ai contributi, per i professionisti iscritti solo alla Gestione Separata e titolari di partita Iva senza cassa e albo, è attualmente del </span><b>25,98%</b><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La spesa per i contributi previdenziali è però l’unica spesa detraibile nel regime forfettario.</span></p>
<h1><span style="font-weight: 400;">Quanto costa aprire una Partita Iva con regime forfettario</span></h1>
<p><span style="font-weight: 400;">Aprire una </span><b>Partita IVA forfettaria</b><span style="font-weight: 400;"> presso l’Agenzia delle Entrate come</span> <span style="font-weight: 400;">libero professionista o ditta individuale</span> <span style="font-weight: 400;">non prevede costi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Dovrai comunicare all’</span><b>Agenzia delle Entrate</b><span style="font-weight: 400;"> l’inizio della tua attività tramite il </span><b>modello AA9/7 </b><span style="font-weight: 400;">(ditta individuale e lavoratori autonomi), scaricabile dal sito dell’Agenzia delle Entrate e trasmissibile, una volta compilato, anche per via telematica.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Tale procedura è del tutto gratuita.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In realtà, data la complessità della modulistica, potrebbe esserti utile avvalerti della </span><b>consulenza di un professionista</b><span style="font-weight: 400;">, che richiederà un compenso.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">È fondamentale, ad esempio, la scelta del corretto </span><b>Codice Ateco</b><span style="font-weight: 400;"> relativo alla tua attività. Innanzi tutto, non tutti i Codici Ateco possono essere inquadrati nella </span><b>Gestione Separata Inps</b><span style="font-weight: 400;">. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Inoltre il Codice Ateco determina il </span><b>coefficiente di redditività</b><span style="font-weight: 400;">. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Alcune attività artigianali o commerciali richiedono invece ulteriori pratiche, come l’iscrizione in Camera di Commercio, con i relativi costi.</span><span style="font-weight: 400;"> </span></p>
<h1><span style="font-weight: 400;">Quali adempimenti prevede il regime forfettario</span></h1>
<p><span style="font-weight: 400;">Se il regime forfettario offre diverse agevolazioni, prevede comunque alcuni adempimenti.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Se la tua attività è fra quelle esonerate dall’obbligo di emettere fattura, sei comunque tenuto a emettere lo </span><b>scontrino elettronico</b><span style="font-weight: 400;">, per la cui emissione e trasmissione all’Agenzia delle Entrate dovrai acquistare un registratore telematico oppure adeguare quello che hai già in uso o utilizzare i servizi online della stessa Agenzia delle Entrate.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per l’acquisto o l’adeguamento del registratore sono fra l’altro previsti dei </span><b>crediti d’imposta</b><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Se invece emetti fatture, al momento per le Partite Iva forfettarie non c’è l’obbligo di </span><b>fatturazione elettronica</b><span style="font-weight: 400;">, che è però all’orizzonte, come approfondiremo più avanti nell’articolo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Infine, le fatture emesse dai forfettari prevedono un’imposta di bollo da 2 euro quando l’importo della fattura supera euro 77,47.</span><span style="font-weight: 400;"> </span></p>
<h1><span style="font-weight: 400;">Il regime forfettario 2022</span></h1>
<p><span style="font-weight: 400;">Nella </span><b>Legge di Bilancio 2022</b><span style="font-weight: 400;"> il Governo Draghi non ha apportato modifiche al regime forfettario.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In realtà appena dietro l’angolo potrebbe esserci l’entrata in vigore dell’</span><b>obbligo della fatturazione elettronica</b><span style="font-weight: 400;"> anche per i forfettari.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il MEF sta infatti elaborando le misure operative per il secondo trimestre 2022 per l’applicazione della </span><b>Riforma fiscale</b><span style="font-weight: 400;">, indispensabile per ottenere dall’Europa i fondi del </span><b>Pnrr</b><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Tra le richieste europee c’è appunto l’introduzione dell’obbligo senza esenzioni della fatturazione elettronica, quindi forfettari compresi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Tale obbligo potrebbe di conseguenza scattare a metà del 2022.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Questo cambiamento dovrebbe però costringere l&#8217;Esecutivo ad apportare diverse modifiche al Decreto Legislativo n. 127/2015, che ha istituito la fatturazione elettronica. Ciò potrebbe condurre a un’ulteriore proroga dell’entrata in vigore dell’obbligo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il consiglio è comunque quello di iniziare a informarsi per non essere colti alla sprovvista.</span><span style="font-weight: 400;"> </span></p>
<h1><span style="font-weight: 400;">Il regime forfettario fa per te?</span></h1>
<p><span style="font-weight: 400;">Ti abbiamo fornito i principali elementi per valutare se il </span><b>regime forfettario</b><span style="font-weight: 400;"> faccia al caso tuo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il nostro consiglio è quello di confrontarti con un professionista, in modo da compiere il passo del lavoro autonomo in tutta sicurezza.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il nostro</span><b> studio di commercialisti in Gallarate, ma anche online, </b><span style="font-weight: 400;">ti saprà indicare se il tuo progetto di impresa individuale ha la forza per sostenersi e, se sì, ti accompagnerà nelle procedure per l’apertura della Partita Iva, per l’accesso al regime forfettario e l&#8217;iscrizione alla Gestione Separata Inps, per l’eventuale avvio della fatturazione elettronica e nel muovere i primi passi nel nuovo mondo della libera professione.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Come gestire le fatture Facebook Ads: implicazioni e vantaggi</title>
		<link>https://studiocaruggi.it/come-gestire-le-fatture-facebook-ads-implicazioni-e-vantaggi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Umberto Caruggi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Jan 2022 20:42:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È la pubblicità con il miglior ritorno sull’investimento oggi disponibile. Per sfruttare al meglio i vantaggi abbina una corretta gestione fiscale delle spese. </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">È la pubblicità con il miglior ritorno sull’investimento oggi disponibile. Per sfruttare al meglio i vantaggi abbina una corretta gestione fiscale delle spese. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Investire in pubblicità online è un’attività fondamentale sia per le aziende sia per i professionisti. Le possibilità di fare business messe a disposizione dal web sono così tante e così diverse che il mercato pubblicitario si è spostato verso quello che ormai non dobbiamo più definire ‘nuovi media’ ma canali di comunicazioni normalmente battuti da tutte le tipologie di aziende.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Con quasi </span><b>86 miliardi di fatturato e 1,95 miliardi di utenti</b><span style="font-weight: 400;"> (dati 2020) Facebook è a oggi il social network più frequentato al mondo e il principale canale pubblicitario online &#8211; il suo fatturato è composto quasi esclusivamente dagli introiti da inserzioni pubblicitarie &#8211; insieme a Google.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Aziende di grandi e piccole dimensioni, commercianti locali, liberi professionisti e lavoratori autonomi o semplici privati: tutti usano Facebook per promuoversi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La capacità di Facebook di mettere a disposizione tutta una serie di informazioni sui propri utenti costituisce un grande valore per gli inserzionisti, che possono così investire al meglio i propri soldi, in modo più mirato ed efficiente rispetto all’epoca pre Internet.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Inoltre, dal 2012, Facebook possiede anche Instagram, social media fotografico da circa un miliardo di utenti iscritti (dati 2021), altro potentissimo canale pubblicitario online.</span></p>
<h2><span style="font-weight: 400;">Quando e perché fare pubblicità su Facebook (e Instagram)</span></h2>
<p><span style="font-weight: 400;">Aziende e professionisti che vogliono usare questi canali devono necessariamente avere:</span></p>
<ul>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">Una pagina aziendale su Facebook ed eventualmente anche un profilo Instagram business con tutte le informazioni aziendali</span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">Un sito internet funzionale a presentare l’attività, i prodotti e i servizi</span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">Uno schema del Customer Journey, cioè del percorso di acquisto dei clienti</span></li>
</ul>
<p><span style="font-weight: 400;">Sulla base di questi tre pilastri puoi sfruttare le potenzialità delle campagne pubblicitarie su Facebook e Instagram, due canali che ti permettono di avere uno dei migliori ritorni sulla pubblicità (in gergo pubblicitario ROAS, cioè ‘return on advertising spend’), cioè il rapporto tra soldi investiti e ricavi conseguiti.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ci sono altri canali social che si stanno affermando (TikTok in primis) e altri che sono i principali concorrenti (Google e YouTube), ma per il momento Facebook e Instagram rimangono tra i canali più usati per fare pubblicità online. </span></p>
<h2><span style="font-weight: 400;">Come puoi fare pubblicità online con le Facebook ads </span></h2>
<p><span style="font-weight: 400;">Se hai deciso di usare le campagne Facebook ads per la tua attività, la prima cosa che devi fare è creare </span><b>un profilo da inserzionista</b><span style="font-weight: 400;"> dalla pagina </span><a href="http://www.facebook.com/ads/manage"><span style="font-weight: 400;">www.facebook.com/ads/manage</span></a><span style="font-weight: 400;">, oppure all’interno delle opzioni del menu del proprio account personale. Facebook cambia spesso interfaccia utente, quindi questa opzione potrebbe cambiare posizione ma puoi cercarla comunque tra quelle più comuni e in evidenza.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il </span><a href="https://business.facebook.com/"><span style="font-weight: 400;">Facebook Business Manager</span></a><span style="font-weight: 400;"> è il pannello di controllo di tutte le tue inserzioni e anche della contabilità delle tue spese pubblicitarie. Sì perché devi ricordarti che, se sei un professionista o un’azienda, anche le spese di pubblicità online </span><b>vanno contabilizzate </b><span style="font-weight: 400;">e nel caso di Facebook hanno anche qualche implicazione fiscale in più. Questo perché, dall’Italia, il soggetto giuridico di riferimento con cui hai a che fare è Facebook Ireland LTD, cioè un’azienda fuori dai confini italiani.</span></p>
<h2><span style="font-weight: 400;">Imposte e regime fiscale da considerare</span></h2>
<p><span style="font-weight: 400;">Quando crei un account pubblicitario per inserzioni Facebook ti verrà chiesta la </span><b>natura della pubblicità</b><span style="font-weight: 400;"> che farai, se cioè ha uno scopo commerciale oppure no, e i tuoi dati personali e/o di attività professionale o aziendale nel caso di campagne di natura commerciale.  </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Se la tua attività ha sede nell&#8217;Unione Europea o nel Regno Unito (a eccezione dell&#8217;Irlanda) la fattura di acquisto delle inserzioni è emessa da Facebook Ireland LTD. In questo caso, </span><b>non viene applicata IVA</b><span style="font-weight: 400;"> all’importo del tuo acquisto.</span></p>
<p><b>Tuttavia,</b> <b>spetta a te calcolare gli importi da versare nella tua dichiarazione IVA</b><span style="font-weight: 400;">, applicando le aliquote locali in vigore. Facebook non fornisce consulenza fiscale quindi se hai domande relative alle imposte, il mio consiglio è quello di contattare il tuo commercialista o le autorità fiscali nazionali.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nel caso tu risponda NO alla domanda “Stai acquistando inserzioni di Facebook per promuovere un&#8217;azienda?” sarai considerato come un inserzionista Privato e verrà aggiunta l&#8217;IVA Irlandese (20%) all’importo dei costi della tua pubblicità.</span></p>
<h2><span style="font-weight: 400;">Come scaricare le fatture delle tue Facebook ads</span></h2>
<p><span style="font-weight: 400;">Dal tuo account in </span><b>Business Manager</b><span style="font-weight: 400;"> per visualizzazione le fatture clicca sull&#8217;icona con le tre lineette parallele sovrapposte (in gergo si dice menù ad ‘hamburger’) con l’etichetta ‘Tutti gli strumenti’ e poi scorrendo le varie voci clicca su “Fatturazione”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Da qui puoi visualizzare lo storico dei pagamenti e anche gestire il metodo con cui paghi le campagne.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per scaricare la fattura scorri col mouse sul campo “ID Transazione “, così vedrai comparire l&#8217;icona che ti permetterà di </span><b>scaricare il PDF della fattura</b><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Puoi anche cliccare direttamente su l&#8217;ID transazione per vedere i dettagli delle spese, e da lì, in alto a destra, sfruttare sempre l&#8217;icona per scaricare il PDF.</span></p>
<h2><span style="font-weight: 400;">Facebook ads: differenza tra budget e addebito</span></h2>
<p><span style="font-weight: 400;">Se scegli un budget per la tua campagna </span><b>non è detto che</b><span style="font-weight: 400;"> questo importo sia lo stesso che poi ti viene addebitato. Questo perché i prezzi delle inserzioni di Facebook si basano su un sistema di aste in cui le inserzioni sono in competizione le une con le altre per guadagnare visualizzazioni (‘impression’ nel gergo della pubblicità online) in base alle offerte e alle prestazioni. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Facebook ti addebita solo i costi relativi al numero di visualizzazioni o di clic ricevuti dalla tua inserzione. Ecco perché gli importi di budget e addebito in fattura possono essere diversi.</span></p>
<p><b>Un esempio?</b><span style="font-weight: 400;"> Hai impostato un budget massimo di 100 euro da spendere nell&#8217;arco di un mese. Sulla base delle prestazioni dell&#8217;inserzione, vengono spesi solo 80 euro nel corso del mese in questione. La tua fattura sarà quindi di 80 euro.</span></p>
<h2><span style="font-weight: 400;">Quando paghi effettivamente le inserzioni di Facebook</span></h2>
<p><span style="font-weight: 400;">Il momento dell’addebito dipende dalla modalità di pagamento che hai scelto quando hai aggiunto il tuo metodo di pagamento tra i due messi a disposizione da Facebook:</span></p>
<ul>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><b>Pagamenti automatici</b><span style="font-weight: 400;">: l&#8217;addebito è fatto nel momento in cui spendi un certo importo, la cosiddetta soglia per i pagamenti. Gli addebiti di altri importi rimanenti vengono fatti in corrispondenza della data di fatturazione mensile. Pagherai con questa modalità se usi PayPal o le più comuni carte di credito e di debito.</span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><b>Pagamenti manuali</b><span style="font-weight: 400;">: con questo metodo aggiungi per prima cosa del denaro al tuo account. Le spese per le inserzioni verranno detratte a questo importo al massimo una volta al giorno, per tutta la durata di pubblicazione delle campagne. Pagherai con questa modalità se usi un metodo di pagamento manuale, come per esempio il bonifico bancario. Con i pagamenti manuali, non hai una soglia per i pagamenti.</span></li>
</ul>
<h2><span style="font-weight: 400;">Vantaggi di una corretta gestione fiscale</span></h2>
<p><span style="font-weight: 400;">Perché è importante gestire correttamente la parte fiscale delle inserzioni Facebook ads? Prima di tutto, ricordati che </span><b>la burocrazia non è così flessibile</b><span style="font-weight: 400;"> e veloce come fare business online. Su Internet tutto è molto rapido e cambia facilmente, ma la macchina fiscale ha i suoi tempi per adattarsi a questi cambiamenti e anche solo per controllare quello che fai e tutte le tue operazioni online potresti perdere molto tempo per spiegare i dettagli alle autorità e per documentarli in caso di controllo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Cerca di essere preciso e preparato e appoggiati a un commercialista che sia informato su questo mondo. Per esempio, non tutti sanno che una corretta gestione della fatturazione delle campagne Facebook Ads permette di</span><b> scaricare fiscalmente i costi legati alla pubblicità</b><span style="font-weight: 400;">, qualora le inserzioni fossero fatte per promuovere la tua attività e non per conto di terzi.</span></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://studiocaruggi.it/come-gestire-le-fatture-facebook-ads-implicazioni-e-vantaggi/">Come gestire le fatture Facebook Ads: implicazioni e vantaggi</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://studiocaruggi.it">Studio Commercialista Caruggi Umberto</a>.</p>
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