La legge italiana che regola questo particolare statuto societario chiede alle imprese di porre sullo stesso livello gli utili dei soci e l’interesse della collettività.

Aboca, Eolo, Fratelli Carli, Illycaffè, Novamont: sono solo alcune delle aziende italiane che hanno scelto lo status di Società Benefit.

L’elenco, pubblicato dal sito Società Benefit (curato da B Lab e AssoBenefit), mostra grandi aziende al fianco di Pmi e il numero delle imprese che si aggiungono è in costante crescita.

Cos’è una Società Benefit? Come e perché un’azienda decide di assumere questo status giuridico?

La definizione di Società Benefit

La definizione più esauriente è offerta da Assobenefit: “La Società Benefit è una società che persegue lo scopo di lucro utilizzando il profitto come mezzo per creare un beneficio che si ripercuote anche su altre categorie di soggetti, quali dipendenti, fornitori, ambiente, società, garantendo allo stesso tempo all’impresa una maggiore redditività”.

La Società Benefit quindi affianca volontariamente allo scopo di lucro, proprio di ogni impresa, finalità sociali e ambientali volte al bene della collettività, finalità che, per statuto, devono far parte del core business al pari delle attività produttive e commerciali.

Mentre il diritto societario tradizionale obbliga gli amministratori a mettere in primo piano il profitto, la normativa sulle Società Benefit richiede agli imprenditori di mettere sullo stesso livello del profitto tutti gli stakeholder, tra cui la comunità in cui l’azienda è inserita, l’ambiente e i bisogni sociali.

Richiede quindi un bilanciamento tra gli utili dei soci e l’interesse della collettività.

Le Società Benefit devono soddisfare gli standard della legge che le norma in termini di scopo, responsabilità e trasparenza.

Devono quindi operare in modo responsabile, sostenibile e trasparente nei confronti di persone, comunità, territori e ambiente, beni ed attività culturali e sociali, enti e associazioni e altri portatori di interesse.

L’introduzione per legge dello statuto di Società Benefit assicura, fra l’altro, che le finalità non strettamente connesse ai risultati economici non rimangano la lodevole iniziativa di un imprenditore ma acquistino legittimità e certezza giuridica. 

Questa particolare mission dovrà essere conservata anche in caso di aumenti di capitale e cambi di leadership, di passaggi generazionali o quotazioni in borsa. 

Per legge le Società Benefit devono nominare un manager responsabile di quello che viene definito “impatto dell’azienda” e devono riportare annualmente, in una “relazione d’impatto”, le attività svolte per finalità sociali e ambientali. 

La relazione va allegata al Bilancio e pubblicata sul sito aziendale.

L’elenco di aziende italiane già citato, e ancor più l’esperienza negli Usa, mostrano che non ci sono limiti dimensionali affinché un’azienda possa trasformarsi in Società Benefit. 

Negli Stati Uniti alcune Benefit Corporation (le nostre Società Benefit) sono quotate in borsa, danno lavoro a decine di migliaia di dipendenti e hanno fatturati miliardari. 

In Italia troviamo startup, Srl e SpA che fatturano centinaia di milioni di euro.

Anche perché, come vedremo più avanti, l’impegno sociale e ambientale può avere positive ricadute sui profitti.

Le Società Benefit in Italia

In Italia lo statuto di Società Benefit è stato introdotto a partire dal gennaio 2016 dalla Legge 28 dicembre 2015, n. 208 (https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2015/12/30/15G00222/sg) all’interno della Legge di Stabilità 2016.

L’Italia è stata il primo Paese in Europa e al mondo, dopo gli USA (2010), ad offrire alle aziende questa opportunità di distinguersi sul mercato con una forma giuridica virtuosa e innovativa.

A oggi le Società Benefit italiane superano il migliaio e coprono i più diversi settori di mercato.

Un esempio recente è quello di Barabino & Partners, una delle principali agenzie italiane di consulenza nella comunicazione d’impresa, che ha annunciato in questi giorni di aver avviato il percorso per diventare una Società Benefit.

Come si diventa Società Benefit e quali le agevolazioni

Qualsiasi tipo di società prevista dal Codice Civile può divenire Società Benefit.

La procedura per è la stessa adottata per assumere le altre forme societarie e comporta quindi una serie di spese legali, come il costo del notaio per la redazione dell’atto costitutivo e dello statuto societario.

Il notaio non serve solo nel caso della srl semplificata.

Dal 2020, però, è stato introdotto un credito d’imposta del 50% relativo ai costi che un’azienda deve affrontare per trasformarsi in Società Benefit.

Il decreto attuativo che norma questa agevolazione anche per il 2022 (Decreto 12 novembre 2021) è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale lo scorso 14 gennaio 2022.

Lo stanziamento è di 10 milioni di euro: 7 milioni per il credito d’imposta e 3 milioni per l’attività di promozione.

I costi che fruiscono del credito d’imposta sono:

  • le spese notarili;
  • l’iscrizione al registro delle imprese;
  • l’assistenza professionale;
  • le consulenze.

Il tetto massimo dell’agevolazione è di 10mila euro. Il credito d’imposta generato può essere utilizzato in compensazione.

Quale differenza tra Società Benefit e società certificata B Corp

Spesso si sente parlare di Società Benefit e di B Corporation come se fossero sinonimi. 

In realtà la Società Benefit, come abbiamo visto, è una forma giuridica societaria, mentre la B Corporation è un’azienda che ha ottenuto la certificazione da B Lab, ente non profit statunitense operante anche in Italia. 

Certificazione non indispensabile per diventare Società Benefit, anche se può risultare utile per analizzare le performance ambientali e sociali dell’azienda prima del passaggio a Società Benefit, e come supporto ai documenti statutari.

Essere una Società Benefit: quali vantaggi?

Allo stato attuale essere una Società Benefit non comporta vantaggi fiscali, al di là del credito d’imposta per le spese di costituzione.

Possiamo però dire che lo statuto di Società Benefit ha dato forma giuridica a un’esigenza sentita da molti imprenditori e amministratori. 

Già da alcuni anni il rapporto tra aziende e clienti/consumatori ha assunto una rilevanza che esula dalla semplice fornitura/richiesta di prodotti. 

 

Dalle imprese oggi ci si aspetta un’assunzione di responsabilità nei confronti della società e dell’ambiente. 

Il peggioramento della crisi climatica e la drammatica esperienza della pandemia hanno acuito nei consumatori questa esigenza, che le imprese sanno di non poter più ignorare.

Perché rispondervi in modo serio e coerente si trasforma in un importante vantaggio competitivo.

 

E non solo. La maggior attenzione alla responsabilità collettiva delle imprese e alle tematiche ESG (environmental, social and corporate governance) caratterizza anche i fondi di investimento, che puntano sempre più sulle aziende sostenibili dal punto di vista sociale e ambientale.

Tutto ciò ha favorito a partire dal 2020 l’approdo al mercato AIM Italia delle Società Benefit, che rappresentano (dati della Borsa del settembre 2021) il 6% del mercato (9 società) per una capitalizzazione totale di oltre 630 milioni di euro (70,7 milioni di euro in media) e ricavi per circa 192 milioni di euro (21 milioni di euro in media).

 

Scegliere di diventare Società Benefit: un’assunzione di responsabilità

Abbiamo visto che qualsiasi forma societaria può passare a Società Benefit.

Attenzione, però. Si tratta di una vera e propria assunzione di responsabilità davanti alla legge e al mercato. L’impegno sociale deve essere reale e documentato, pena l’intervento dell’Antitrust.

Si tratta quindi di una scelta che deve essere sentita dall’imprenditore e condivisa con i soci, che dovranno essere disposti a vedere, specie all’inizio, un ridimensionamento degli utili.

In prospettiva, però, predispone l’azienda ad assumere le caratteristiche che potrebbero diventare imprescindibili in futuro, vista la sempre più diffusa sensibilità per le tematiche ambientali e sociali, trend che potrebbe presto lasciare ai margini chi è rimasto immobile all’esclusivo scopo di lucro.

Se stai valutando questa opzione per la tua azienda, il nostro Studio di commercialisti in Gallarate ti attende per un confronto e per consentirti una scelta ponderata.