Anche per i liberi professionisti, forse più che per i lavoratori dipendenti, è opportuno iniziare a pensare a una pensione integrativa. Ecco alcuni spunti per una scelta informata. 

Il generale aumento dell’aspettativa di vita e le condizioni critiche del sistema previdenziale italiano sono due validi motivi per prendere in considerazione l’idea di una pensione integrativa, che possa assicurare una futura tranquillità economica.

L’Italia è un Paese “vecchio”. Come si legge nel report dell’Ocse “Pensions at a glance 2021” (“Un’occhiata alle pensioni”), l’età media nazionale, pari a 47,3 anni (solo il Giappone ci supera con 48,4 anni), ha un impatto negativo su quello che viene chiamato tasso di dipendenza, cioè il numero di persone over 65 per ogni 100 persone in età da lavoro (20-64 anni). In Italia gli over 65 sono 39,5. Le previsioni parlano, per il 2050, di 74 ultrasessantacinquenni per ogni 100 lavoratori.

Questi dati, a cui andrebbero aggiunte le difficoltà economiche, fra cui la più recente crisi dovuta alla pandemia, spingono, soprattutto i più giovani, a riflettere sulle proprie prospettive pensionistiche. 

Cos’è una pensione integrativa e come funziona?

La pensione integrativa è una forma di previdenza complementare, che va a sommarsi alla pensione erogata dall’Inps. È disciplinata dal D.lgs. 5 dicembre 2005 n. 252.

Come spiega l’art. 6 del Decreto, le forme pensionistiche complementari, nella gestione degli investimenti, sono tenute al rigoroso rispetto di regole di prudenza. Tali regole devono tener conto della finalità previdenziale e non speculativa dell’investimento stesso.

Si tratta quindi di una forma di investimento a basso rischio, il cui rendimento si accumula per trasformarsi in una rendita al termine del periodo lavorativo.

Sono due le modalità per accantonare risparmi a fini previdenziali:

  • tramite i Fondi pensione;
  • con i Piani individuali pensionistici (Pip), cioè assicurazioni sulla vita con finalità previdenziali.

I Fondi possono essere:

  • “chiusi”, cioè forme pensionistiche previste da accordi aziendali e collettivi e quindi riservate a precise categorie di lavoratori;
  • “aperti”, istituiti da banche, assicurazioni, società di gestione del risparmio e società di intermediazione mobiliare, e disponibili a tutti, lavoratori dipendenti e autonomi.

I contributi versati ai Fondi pensione sono deducibili dall’imponibile annuo entro il limite di 5.164,57 euro. 

Come funziona un Fondo pensione aperto?

I versamenti ai Fondi vengono investiti nei mercati finanziari, i cui rendimenti vanno ad accrescere il capitale accantonato ai fini della pensione integrativa.

I rendimenti dei Fondi pensione sono tassati annualmente, ma con un’aliquota inferiore rispetto ai rendimenti di altri investimenti finanziari: del 20% o del 12,5% per la parte in titoli di Stato. 

L’entità della pensione integrativa dipenderà dall’importo complessivo dei contributi versati, dalla durata del periodo di adesione al Fondo e dai risultati degli investimenti.

Attenzione ai costi applicati, che possono avere un impatto rilevante.

I costi dei Fondi pensione possono essere:

  • diretti, collegati all’adesione (una tantum) o ai versamenti annuali (cifra fissa o percentuale dei versamenti); 
  • indiretti per la gestione degli investimenti (stabiliti in percentuale su base annua); 
  • eventuali, collegati ad alcune scelte dell’aderente (come anticipazioni e riscatti, che vedremo tra poco).

Per consentire un’adesione informata, la Commissione di Vigilanza sui Fondi pensione mette a disposizione un comparatore delle forme pensionistiche complementari.

La pensione integrativa è reversibile al coniuge o a un’altra persona indicata dall’aderente. In caso di premorienza il capitale può essere riscattato dagli eredi o dalle persone designate.

Il capitale accantonato può essere prelevato prima dell’età pensionabile in caso di particolari eventi.

Si possono chiedere delle anticipazioni per:

  • spese sanitarie straordinarie;
  • acquisto o ristrutturazione della prima casa;
  • motivi personali e familiari.

Il capitale può essere interamente riscattato in caso di invalidità permanente o inoccupazione. 

Fondi pensione e Partite Iva: cosa occorre sapere

I lavoratori autonomi e i professionisti per i quali non siano previste casse professionali per la gestione della previdenza obbligatoria, versano i contributi alla Gestione Separata INPS.

Stiamo parlando di più di quattro milioni di iscritti.

In particolare per loro, il futuro pensionistico si presenta incerto.

Da qui la diffusa esigenza di prendere in considerazione una forma di previdenza integrativa.

Rispetto a un lavoratore dipendente, che conosce con certezza l’entità delle sue entrate, il libero professionista non può prevedere l’andamento della sua attività

Per questo uno dei criteri da verificare nella scelta di un Fondo pensione, oltre alla valutazione dei costi, è la sua flessibilità: dovrebbe consentire di decidere di volta in volta l’importo da versare o di interrompere i versamenti per alcuni periodi.

Partite Iva e deducibilità dei versamenti

Per quanto riguarda la deducibilità dall’imponibile dei versamenti ai Fondi pensione, nel caso delle Partite Iva le regole sono diverse tra Partite Iva in regime forfettario e Partite Iva ordinarie.

Nel caso dei forfettari, i contributi versati, a differenza di quelli obbligatori per l’Inps, non sono deducibili.

Va però considerato il fatto che la futura prestazione pensionistica sarà soggetta, al momento dell’erogazione, a tassazione (tra il 9 e il 15%, a seconda della durata dell’adesione al Fondo). 

Da questa base imponibile dovrà però essere escluso quanto già tassato in precedenza, e quindi tutti i contributi versati e non dedotti.

Per questo i forfettari dovranno inoltrare al Fondo pensione la comunicazione dei “contributi non dedotti” non oltre il 31 dicembre dell’anno successivo a quello del versamento.

Per le Partite Iva ordinarie, invece, i versamenti al Fondo sono deducibili fino a un massimo di 5.164,57 euro, come per i lavoratori dipendenti.

In caso di superamento di questo limite, il possessore di Partita Iva ordinaria potrà comunicare al Fondo la cifra non dedotta, che andrà a costituire la quota esente da tassazione nella futura prestazione pensionistica. 

Il Fondo Fon.Te

Dall’anno scorso il Fondo Fon.Te. (istituito da Confcommercio – Imprese per l’Italia, Filcams CGIL, Fisascat CISL e Uiltucs per i dipendenti delle aziende di commercio, turismo e servizi) ha aperto le porte ai lavoratori autonomi e professionisti che abbiano un rapporto di collaborazione non occasionale con aziende dei settori rappresentati.

Si tratta quindi di un fondo di natura negoziale, come i fondi chiusi, che ha però scelto di porsi come fondo di sistema del terziario, rivolgendosi anche alle Partite Iva.

La misura minima dei contributi da versare annualmente è fissata nella percentuale del 3% del reddito d’impresa o di lavoro autonomo dichiarato ai fini IRPEF e non può essere inferiore ai 1.200 euro annui.

Se sei una Partita Iva ordinaria o forfettaria, pensiamo di averti offerto un po’ di elementi su cui ragionare in merito alle pensioni integrative.

Se ti occorrono altre informazioni e hai bisogno di chiarimenti, se vuoi ricevere più dettagli sulla tipologia dei Fondi pensione e sul loro funzionamento, puoi rivolgerti al nostro Studio di commercialisti in Gallarate.

Insieme valuteremo la tua situazione economica e finanziaria, le prospettive del tuo settore di attività e l’entità dell’investimento per te più consona. Potrai così operare una scelta motivata e guardare al futuro con più serenità.